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30/03/2017

FONDI DI INVESTIMENTO E BENEFICI PREVISTI DIRETTIVA MADRE- FIGLIA


La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza dell’8 marzo 2017 (causa C-448/15), ha affrontato il peculiare caso di un organismo d’investimento collettivo belga (OIC) che chiedeva di poter accedere ai benefici previsti dalla Direttiva 90/435/Cee (ora rifusa nella direttiva 2011/96/Ue, c.d. “Direttiva madre – figlia”).

Ebbene, la Corte di Giustizia ha concluso che il suddetto OIC, assoggettato all’imposta sulle società ad aliquota zero a condizione che tutti i suoi utili siano distribuiti ai propri azionisti, non può accedere ai benefici accordati dalla Direttiva madre – figlia sui dividendi percepiti da società residenti in altri Stati membri.

Ciò perché, nel caso di specie, non è rispettata la condizione prevista dall’art. 2, lett. c., della Direttiva madre – figlia, secondo la quale la società interessata deve essere assoggettata, senza possibilità di opzione e senza esserne esentata, a una delle imposte elencate in tale disposizione.

Difatti, sebbene l’OIC in esame sia assoggettato all’imposta, ma ad aliquota zero a condizione che tutti i suoi utili siano distribuiti ai propri azionisti, e, dunque, formalmente, non vi è un’esenzione, tuttavia il predetto OIC si trova nella medesima situazione di fatto di quella che l’art. 2, lett. c, della Direttiva madre – figlia mira ad escludere, ossia una situazione in cui essa non è tenuta al pagamento di tale imposta.

Per tale ragione, nel caso di specie, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ritenuto non applicabile la Direttiva madre – figlia al caso de quo.

favor rei