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14/12/2017

PRESCRIZIONE DI REATI FISCALI, SENTENZA “TARICCO 2”


Con la sentenza del 5 dicembre 2017 (causa C-42/17, c.d. “Taricco 2”) la Corte di Giustizia dell’Unione Europea torna per la seconda volta sul rapporto tra norme nazionali italiane in tema di prescrizione dei reati fiscali e il diritto dell’Unione e, in particolare, l’art. 325 TFUE.

In estrema sintesi, la questione è stata sollevata dalla Corte Costituzionale italiana su impulso della Corte di Cassazione e della Corte d’appello di Milano, perché la CGUE chiarisse nuovamente il rapporto intercorrente fra norme interne e norme comunitarie in tema di prescrizione di reati concernenti frodi gravi in materia di Iva: nel caso concreto, da un lato, applicando i principi nella sentenza c.d. “Taricco 1” dell’8 settembre 2015 (causa C-105/14), si potrebbe giungere ad una sentenza di condanna; da’altro lato, invece, applicando le disposizioni interne in tema di prescrizione, l’azione penale sarebbe preclusa per decorso della prescrizione.

La Corte Costituzionale ha sollevato dubbi sulla compatibilità della soluzione interpretativa contenuta nella sentenza “Taricco 1” con i principi supremi dell’ordine costituzionale italiano e con il rispetto dei diritti inalienabili della persona, e sulla potenziale lesione del principio di legalità dei reati e delle pene, secondo cui le norme penali vanno determinate con precisione e non possono essere retroattive.

Ebbene, la CGUE, adottando una soluzione “meno radicale” rispetto a quella contenuta nella sentenza “Taricco 1”, nel riconoscere “l’importanza, tanto nell’ordinamento giuridico dell’Unione quanto negli ordinamenti giuridici nazionali, che riveste il principio di legalità dei reati e delle pene, nei suoi requisiti di prevedibilità, determinatezza e irretroattività della legge penale applicabile”, rimette al Giudice nazionale il “dovere di verificare se la condizione richiesta dal punto 58 della sentenza Taricco, secondo cui le disposizioni del codice penale in questione impediscono di infliggere sanzioni penali effettive e dissuasive in un numero considerevole di casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, conduca a una situazione di incertezza nell’ordinamento giuridico italiano quanto alla determinazione del regime di prescrizione applicabile, incertezza che contrasterebbe con il principio della determinatezza della legge applicabile. Se così effettivamente fosse, il giudice nazionale non sarebbe tenuto a disapplicare le disposizioni del codice penale in questione”; esclude, in ogni caso, che l’obbligo di disapplicazione possa valere per reati in materia di Iva commessi prima della pronuncia della sentenza Taricco, perché ciò consisterebbe nell’applicazione retroattiva di un regime di punibilità più severo.

 

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