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18/01/2018

CERTIFICATI DI RESIDENZA ESTERA VINCOLANTI


La Commissione Tributaria Regionale di Milano con la sentenza 27 novembre 2017, n. 6579 stabilisce che, in presenza di contestazioni sull’esterovestizione di una società, i certificati rilasciati dall’autorità fiscale estera, in virtù dello scambio automatico di informazioni e delle convenzioni contro le doppie imposizioni, hanno valenza probatoria vincolante.

Nei fatti, una srl aveva impugnato un avviso di accertamento che contestava ritenute non operate e non versate su interessi pagati derivanti da un finanziamento in essere con una società lussemburghese; quest’ultima aveva quale oggetto sociale l’erogazione di finanziamenti a lungo termine a favore delle società del gruppo.

La ricorrente eccepiva, fra l’altro, che fosse stato depositato alle Entrate un certificato di residenza rilasciato dall’autorità fiscale straniera attestante lo stato sia di beneficial owner sia di statement della società lussemburghese, ovvero di beneficiario effettivo dei pagamenti nonché del regime di esenzione degli interessi ricevuti dalle consociate, appartenenti a Paesi Ue, come previsto dalla direttiva 2003/49/CE.

L’Ufficio contestava l’assetto della società lussemburghese e sosteneva che la ricorrente, pur se in possesso del 51% del capitale sociale, aveva di fatto inibito il potere di gestire la società partecipata: per statuto, poteva eleggere un solo amministratore rispetto ai due che poteva eleggere l’altro socio. La CTR preliminarmente delinea i requisiti sostanziali per essere qualificati beneficiari effettivi e poter quindi usufruire dell’esenzione ex articolo 26-quater del D.P.R. 600/73, come sostenuto dalla giurisprudenza maggioritaria: reddito imputato secondo la legge fiscale dello Stato di residenza; il soggetto cui il reddito è imputato non deve avere alcun obbligo, legale o contrattuale, di trasferire il reddito ad altro soggetto, sulla base di una obbligazione originariamente collegata al reddito ricevuto.

La prima circostanza può facilmente essere accertata mediante la ricezione del certificato di residenza convenzionale rilasciato dalle autorità fiscali dello Stato di residenza del supposto beneficiario effettivo. La seconda deve essere oggetto di separata verifica che non deve competere al sostituto di imposta; quindi è corretto il comportamento del contribuente che ha assunto la certificazione fiscale rilasciata dal Paese estero.

Quanto al requisito sostanziale della residenza ai fini fiscali del soggetto percipiente, i giudici richiamano a supporto una copiosa e pacifica giurisprudenza di merito secondo la quale i certificati emessi dalle autorità fiscali straniere hanno valenza probatoria vincolante, trovando altresì conforto nella giurisprudenza di legittimità (Cassazione, sentenza 3 febbraio 2012, n. 1553).

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