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12/07/2018

L’ANTIRICICLAGGIO UE E LE VALUTE VIRTUALI: LA DIRETTIVA 2018/843


Lo scorso 19 giugno 2018 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea la direttiva 2018/843 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018 (cosiddetta V direttiva antiriciclaggio) che modifica la direttiva 2015/849, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo (IV direttiva antiriciclaggio).

Il testo conferma l’intenzione di ampliare l’ambito di applicazione della IV direttiva estendendo la qualifica di soggetti obbligati a nuove categorie, quali i prestatori di servizi la cui attività consiste nella fornitura di servizi di cambio tra valute virtuali e valute legali e i prestatori di servizi di portafoglio digitale.

A tal riguardo, occorre tuttavia rilevare che l’Italia, già in sede di recepimento della IV direttiva, aveva ricompreso tra i soggetti obbligati “i soggetti che esercitano professionalmente l’attività di cambio valuta, consistente nella negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta, iscritti in un apposito registro tenuto dall’Organismo previsto dall’art. 128-undecies tub”.

Tra i nuovi soggetti obbligati vi sono anche le persone che commerciano opere d’arte o che agiscono in qualità di intermediari nel commercio delle stesse, anche quando tale attività è effettuata da gallerie d’arte e case d’aste, sempre che il valore dell’operazione sia pari o superiore a 10mila euro. Le nuove norme prevedono poi l’accesso pubblico alle informazioni sulla titolarità effettiva dei trust e degli istituti giuridici affini sul presupposto che tale accesso possa contribuire a combattere l’uso improprio di società o altri soggetti giuridici per riciclare denaro o finanziare il terrorismo. Il diritto d’accesso andrebbe riconosciuto a chiunque abbia un interesse legittimo ad avere informazioni sulla titolarità effettiva di trust o altri soggetti giuridici.

In questa prospettiva, spetta agli Stati membri definire nel diritto nazionale l’interesse legittimo sia come concetto generale che come criterio di accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva.

 

 

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