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29/08/2018

STABILE ORGANIZZAZIONE E IVA: UNA NUOVA PRONUNCIA


Con le sentenze del 18 maggio 2018, nn. 12237 e 12240, la Suprema Corte di Cassazione conferma che la mera esistenza di una sede di direzione non è sufficiente per poter ritenere sussistente una stabile organizzazione ai fini Iva. Nonostante le nozioni di stabile organizzazione ai fini delle imposte dirette e di centro di attività stabile ai fini Iva sono parzialmente sovrapponibili, per determinare l’esistenza di quest’ultima, come da insegnamento della Corte di Giustizia, è comunque necessaria la presenza permanente dei mezzi umani e materiali necessari per le prestazioni di servizi.

Nel caso di specie, i Giudici di legittimità hanno escluso la sussistenza sul territorio italiano di una stabile organizzazione Iva per il solo fatto che le riunioni di alcuni manager, italiani residenti in Italia, di un consorzio transalpino fossero avvenute sul territorio nazionale. In via preliminare, i giudici di legittimità hanno chiarito che la nozione di una stabile organizzazione Iva va sì desunta dall’articolo 5 del Modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni e dal suo Commentario, ma al tempo stesso va integrata, al fine di individuare un cd. centro di attività stabile, con i requisiti prescritti dall’articolo 9 della Sesta direttiva CEE n. 77/388 del Consiglio del 17 maggio 1977, come interpretata nel tempo dalla Corte di Giustizia, che, nel tentativo di colmare il vuoto normativo, ha cercato di meglio definire e identificare il concetto di stabile organizzazione ai fini Iva rispetto a quello ai fini delle imposte dirette e dalla stessa Corte di Cassazione.

 

beps