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17/09/2018

INCENTIVI FISCALI ALLE IMPRESE TRASFERITE IN ITALIA


 

Lo schema di decreto legislativo sul recepimento della direttiva Ue antielusione (Atad 2016/1164/Ue), approvato dal consiglio dei ministri dello scorso 8 agosto 2018, rende simmetriche le norme sulla “exit tax” rispetto alla c.d. “entry tax” (da ribattezzare “entry tax credit”) inerente agli incentivi sul trasferimento in Italia di società non residenti.

Il nuovo testo dell’articolo 166-bis, dello schema, dispone che i valori delle aziende trasferite in Italia sono riferiti a quelli di mercato, compreso il valore di avviamento, in sostituzione del “solo” valore normale delle attività e passività, escluso l’avviamento.

Ne consegue che tali maggiori valori, incidendo sulla determinazione del reddito d’impresa degli esercizi successivi al trasferimento in Italia attraverso i futuri ammortamenti delle poste attive valutate a valore di mercato, rappresentano un vantaggio fiscale molto più consistente rispetto a quelli consentiti dalla attuale versione dell’articolo 166-bis.

Il trasferimento in Italia, che non produce effetti “costitutivi” ma esclusivamente “traslativi” permette, di conseguenza, di acquisire il vantaggio fiscale attraverso le imposte differite attive calcolate sui risparmi futuri d’imposta conseguiti attraverso i futuri maggiori ammortamenti fiscali delle attività, compreso l’avviamento tenuto conto che non possono essere iscritti in bilancio.

Il nuovo testo dell’articolo in questione consente inoltre di effettuare trasferimenti in Italia di aziende attraverso operazioni straordinarie quali fusioni transfrontaliere per incorporazione della società estera in una società residente ovvero tramite scissione transfrontaliera con attribuzione delle attività e passività alla beneficiaria residente.

 

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