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29/11/2018

ELUSIONE FISCALE NELLA SCISSIONE DI RAMO IMMOBILIARE


L’Agenzia delle Entrate, in risposta all’interpello dello scorso 3 ottobre n. 21/2018 ha rilevato come lo scorporo, attraverso scissione parziale proporzionale, del ramo immobiliare dal ramo operativo non costituisce abuso di diritto.

Ebbene, seppure nella grande confusione che sta coinvolgendo la norma sull’abuso di diritto, ed evidenziando che l’articolo 10-bis, L. 212/ 2000, cosiddetto Statuto dei diritti del contribuente, introdotto dal D.Lgs. 156/2015, si stabilisce, in via generale, che “configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti”. Si tratta, per la precisione, di una scissione che riguarda l’intero patrimonio immobiliare della società scindenda, patrimonio che vedrebbe escluse “alcune unità a destinazione commerciale”, che rimarrebbero in capo alla scindenda, e per le quali essa ha già in essere, al momento della scissione, un accordo di cessione a terzi.

Fatto presente dall’istante che la società scindenda con l’operazione brevemente indicata ha intenzione di “unire gli asset in insiemi omogenei all’interno del medesimo soggetto giuridico” e di migliorare la leggibilità delle performance aziendali nonché di porre in essere “una forma di protezione patrimoniale dei beni che formano il ramo d’azienda scisso”, l’agenzia delle Entrate arriva alla immediata determinazione che non si tratta di un’operazione in contrato con la legge, non ravvisandosi, nella stessa, alcun vantaggio fiscale indebito.

Più precisamente da un punto di vista dell’imposizione diretta, l’operazione di scissione di una parte del ramo immobiliare non determina la fuoriuscita degli elementi trasferiti dal regime ordinario d’impresa. Tale operazione, dunque, è stata riqualificata come atta alla riorganizzazione e finalizzata a sviluppare al meglio due attività, ossia quella commerciale e industriale e quella immobiliare.

Per ciò che concerne l’imposta di registro, la conclusione dell’Agenzia delle Entrate è la medesima, stante il recente intervento della legge di Bilancio 2018 a carico anche dell’articolo 53-bis, D.P.R. 131/1986. Essa sarà infatti dovuta in misura fissa.

 

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