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21/01/2019

L' esterovestizione: le linee guida della Corte di Cassazione


La Corte di Cassazione traccia le linee guida per le contestazioni di esterovestizione

Assume un rilievo centrale la pronuncia della Corte di Cassazione n. 33234 del 21 dicembre 2018 con cui sono stati affermati alcuni significativi principi in tema di esterovestizione delle società non residenti.

In primo luogo, è stato precisato che per esterovestizione s'intende la fittizia localizzazione della residenza fiscale di una società all'estero, in particolare in un Paese con un trattamento fiscale più vantaggioso di quello nazionale, allo scopo, ovviamente, di sottrarsi al più gravoso regime nazionale.

Perché, tuttavia, questo meccanismo risponda alla nozione di pratica abusiva, occorre, per un verso, che esso abbia come risultato l'ottenimento di un vantaggio fiscale la cui concessione sarebbe contraria all'obiettivo perseguito dalle norme e, dall'altro, che da un insieme di elementi oggettivi risulti che lo scopo essenziale dell'operazione si limiti all'ottenimento di tale vantaggio fiscale.

E' necessario quindi accertare che lo scopo essenziale di un'operazione si limiti all'ottenimento di tale vantaggio fiscale: ciò perché quando il contribuente può scegliere tra due operazioni, non è obbligato a preferire quella che implica il pagamento di maggiori imposte, ma, al contrario, ha il diritto di scegliere la forma di conduzione degli affari che gli consenta di ridurre la sua contribuzione fiscale.

Sulla base dei principi affermati in ambito euro-unitario (Corte giust. 12 settembre 2006, in causa C196/04, Cadbury Schweppes e Cadbury Schweppes Overseas), il Supremo Collegio ha sancito che, in tema di libertà di stabilimento, la circostanza che una società sia stata creata in uno Stato membro per fruire di una legislazione più vantaggiosa non costituisce per se stessa un abuso di tale libertà; una misura nazionale che restringe la libertà di stabilimento è ammessa soltanto se concerne specificamente le costruzioni di puro artificio finalizzate ad eludere la normativa dello Stato membro interessato.

Pertanto, i verificatori, laddove decidano di muovere contestazioni di esterovestizione a società non residenti, ai sensi dell’art. 73, co. 3, Tuir, hanno l’onere di provare congiuntamente che: la sede effettiva sia situata in Italia e vi sia l’impiego di una struttura meramente artificiosa ove la forma giuridica non è rappresentativa della realtà economica.

 

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