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22/03/2019

Il DIRITTO/DOVERE DI CONTRADDITTORIO ENDOPROCEDIMENTALE: NUOVI ORIENTAMENTI


Nuovi orientamenti in ordine al diritto/dovere di contraddittorio endoprocedimentale

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza 15 gennaio 2019, n. 701, nonostante l’assenza di una norma interna, ha inteso porre confini ben precisi al principio del contraddittorio endoprocedimentale.

Le Sezioni Unite espressesi sul punto (si veda Cass., SS.UU. n. 24823 del 2015), in relazione ai tributi non armonizzati come Irpef, Ires e Irap, hanno rilevato come tale principio fosse necessario solo se previsto da una norma ad hoc. Restano esclusi dall’obbligo di “confronto” gli altri accertamenti, cioè la maggioranza, quelli a tavolino svolti presso gli uffici del Fisco, compresi quelli relativi ai tributi locali (Ici, Imu e Tasi). Di contro, in caso di tributi armonizzati (si pensi all’IVA) il contraddittorio è sempre obbligatorio, ma la nullità può farsi valere soltanto se il contribuente fornisca la cosiddetta “prova di resistenza”, cioè enunci in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione pretestuosa.

Tuttavia, la giurisprudenza di legittimità con la sentenza dello scorso gennaio ha inteso chiarire come, in caso di accertamento a seguito di PVC rilasciato in sede di accesso in loco, la normativa interna è più garantista, poiché prevede, per l’omissione del contraddittorio, la nullità dell’atto senza che il contribuente sia tenuto a fornire la prova di resistenza, e quindi, in tal caso, si segue la norma nazionale.

A livello normativo, in commissione Finanze alla Camera è in corso da ormai sette mesi l’esame del Ddl semplificazioni (Ac 1074), che prevede l’obbligo di contraddittorio per ogni tipologia di accertamento, esclusi quelli parziali (ex articoli 41-bis del D.P.R. n. 600/1973 e 54, co. 4, del D.P.R. n. 633/1972), a pena di nullità dell’atto impositivo.

L’esclusione degli accertamenti parziali è logica, si pensi solo al caso dell’accertamento del reddito di partecipazione non dichiarato dal socio, emergente dalla dichiarazione della società. La proposta di legge, però, dimentica che quasi tutti gli accertamenti sono ormai qualificati come parziali anche se incentrati su controlli ad ampio raggio: sono tali gli accertamenti basati su PVC (delle Entrate, G.d.F., Dogane, Siae, etc.), ma anche quelli “a tavolino” che non riguardino tutta la posizione fiscale del contribuente, come nel caso, ad esempio, del controllo di un imprenditore persona fisica incentrato soltanto sull’analisi dei costi documentalmente richiesti.

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