Letture

04/02/2016

Massimo Amato Luca Fantacci

Per un pugno di Bitcoin


Una moneta all’altezza dei suoi compiti

L’attenzione mediatica che ha suscitato Bitcoin è del tutto spropositata rispetto alla sua effettiva importanza e al suo significato economico, attuale e potenziale. Non ci riferiamo semplicemente alle dimensioni esigue del fenomeno, che lo si misuri in termini di capitalizzazione o di volume delle transazioni, né alle prospettive di crescita, alquanto incerte. A lasciare sconcertati è piuttosto la sproporzione fra l’ambizione di Bitcoin di produrre una svolta epocale nei sistemi monetari e finanziari e l’inconsistenza del sapere economico su cui è costruita. 

Che cosa ci ha spinto, allora, a dedicare il nostro tempo a scrivere l’ennesimo libro su Bitcoin, se siamo davvero convinti, come siamo, che su questo tema si siano già sprecati fin troppo tempo, denaro e inchiostro? Da un lato, certo, il desiderio di risparmiare ad altri la fatica di prendere sul serio ciò che serio non è, e soprattutto di evitare che continui a usurpare il nome di moneta ciò che non può dirsi a buon diritto moneta, né merce, né titolo, e che, a ben vedere, non è altro che un feticcio (sia nel senso letterale di un artefatto a cui credenze infondate attribuiscono poteri straordinari, sia nel senso tecnico con cui Keynes parla nella Teoria Generale del «feticcio della liquidità»). 

Il motivo principale del nostro interesse per Bitcoin, però, è l’idea che la sfida di riformare il sistema monetario e creditizio meriti di essere raccolta. E che sia stata raccolta, in maniera meno fragorosa ma più feconda, da altri esperimenti monetari avviati negli ultimi anni: i sistemi di compensazione.

      

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Dedichiamo, dunque, le nostre riflessioni conclusive a una breve presentazione di questi sistemi, nella speranza che in futuro possano, almeno quanto Bitcoin, arrivare a mobilitare intelligenza, passione e denaro; e nella convinzione che, se questo avverrà, l’investimento sarà ben più proficuo di quello che sinora si è riversato sulle criptovalute. I sistemi di compensazione sono una risposta al problema che Bitcoin pone senza risolvere: il problema di creare una moneta all’altezza dei suoi compiti. Quali siano i compiti che la moneta è chiamata a svolgere lo abbiamo già ampiamente anticipato e possiamo qui brevemente riassumerlo: la moneta deve essere fatta per circolare e, circolando, consentire lo scambio di beni e di servizi

Per far ciò, occorre che non vi siano incentivi a sottrarla indefinitamente alla circolazione, accumulandola. Bisogna, inoltre, che non sia né tanto scarsa da produrre deflazione né tanto abbondante da produrre inflazione: la sua quantità deve essere commisurata agli scambi commerciali che è chiamata a intermediare. Occorre, quindi, che sia creata nella misura in cui serve, per essere poi distrutta quando ha svolto il suo lavoro.

Abbiamo visto in precedenza che, per motivi diversi, tali caratteristiche non sono ravvisabili nel bitcoin, disponibile in quantità limitata e predeterminata sulla base del protocollo Bitcoin, ma nemmeno nella moneta ufficiale, emessa dalla banca centrale e soggetta a moltiplicazione e tesaurizzazione da parte delle banche commerciali.

Come deve essere fatta, allora, una moneta affinché sia all’altezza dei suoi compiti? Se lo chiese Keynes fin dal 1923, quando dedicò il suo primo trattato proprio alla riforma monetaria, nella convinzione che essa costituisse l’unico rimedio alle oscillazioni erratiche del valore della moneta e alla depressione cronica dell’economia. Quando, poi, in vista della ricostruzione di un ordine economico mondiale nel secondo dopoguerra, si trattò di ridisegnare il sistema monetario internazionale, diede anche la risposta: condensò vent’anni di elaborazioni teoriche in un progetto di riforma concreto, la Clearing Union, con il deliberato intento di creare una moneta nuova, capace di evitare il perpetuarsi degli squilibri

 

 

 

 

 

 

Tratta da "Per un pugno di Bitcoin" di Massimo Amato e Luca Fantacci
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