Attualità

21/09/2016

LA DICHIARAZIONE RETTIFICATIVA A FAVORE: I TERMINI


La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, su sollecitazione della Sezione Tributaria della medesima Corte (ordinanza n.18383 del 18-9-2015), si è pronunciata sulla questione, ampiamente dibattuta, dei termini di presentazione, da parte del contribuente, della dichiarazione integrativa a favore.

Infatti, con la sentenza n. 13378/16, depositata il 30 giugno 2016, la Suprema Corte ha superato i precedenti contrasti giurisprudenziali fra le diverse sezioni della stessa, fissando alcuni principi di diritto che di seguito si espongono.

Innanzitutto, è stato affermato che la possibilità di correggere errori ed omissioni nella dichiarazione dei redditi che abbiano determinato un maggior reddito o un maggior debito d’imposta o ancora un minor credito, è ammissibile non oltre il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, con compensazione eventuale del maggior credito che ne derivasse (art. 2, comma 8-bis del D.P.R.  322/98). Inoltre, è stato ribadito che, invece, il termine per integrare la dichiarazione per ovviare ad un danno per l’amministrazione finanziaria (minor reddito dichiarato, minor imposta dovuta, maggior credito vantato), è quello previsto dall’art. 43 del D.P.R. 600/73, vale a dire il 31 dicembre del quarto (quinto a partire dal periodo d’imposta 2016) anno successivo a quello nel quale è stata presentata la dichiarazione.

Al di là della produzione di una dichiarazione emendativa, il contribuente, a parere della Cassazione, ha a disposizione lo strumento dell’istanza di rimborso dei maggiori versamenti delle imposte dirette, esercitabile entro il termine di 48 mesi dalla data di effettuazione del pagamento (art. 38 del D.P.R. 602/73).

Infine, indipendentemente dalla presentazione di una dichiarazione rettificativa o dell’istanza di rimborso, la parte privata, in sede di contenzioso tributario, a fronte di accertamenti dell’Agenzia delle entrate, ha la facoltà di opporsi facendo valere eventuali errori compiuti nel redigere la dichiarazione.

La sentenza è stata oggetto di critica da parte della dottrina prevalente la quale ha sottolineato come l’interpretazione della Cassazione abbia confermato la disparità di trattamento fra i poteri del contribuente e quelli dell’amministrazione finanziaria che mantiene una posizione di privilegio in relazione ai termini per rettificare la dichiarazione fiscale. Secondo l’orientamento di questa dottrina il termine per emendare le dichiarazioni sia a favore che a proprio danno sarebbe quello stabilito dal richiamato art. 43 del D.P.R. 600/73, in quanto l’art. 2, comma 8-bis del D.P.R. 322/98 atterrebbe esclusivamente alla riscossione e quindi dovrebbe trovare applicazione solo in materia di compensazione di crediti e debiti d’imposta.

martello