Attualità

21/09/2016

La nuova white list


Nel corso del 2016 il sistema delle white e black list ha subito profonde modifiche. Da un lato, la conclusione da parte dell’Italia di numerosi accordi bilaterali di scambio di informazioni ha aperto la strada ad un significativo ampliamento della white list. Dall’altro, i criteri per l’identificazione dei Paesi o territori a fiscalità privilegiata sono cambiati. Il tentativo di riordino operato dal legislatore lascia aperti una serie di dubbi interpretativi. Scopo del presente contributo è fare il punto della situazione sull’attuale regime ed evidenziare le criticità che sono emerse in relazione alle varie fattispecie interessate dalle modifiche normative. 

Con d.m. del 9 agosto 2016, pubblicato nella G.U. Serie generale n. 195 del 22 agosto 2016, è stata finalmente aggiornata la white list contenuta nel d.m. 4 settembre 1996, che passa da 73 a 123 Paesi. Il precedente aggiornamento risaliva alla fine del 2014. Il provvedimento in esame suggella un periodo durante il quale l’Italia ha concluso numerosi accordi di scambio di informazioni con Paesi esteri. In verità l’attesa pubblicazione del nuovo elenco degli Stati che consentono lo scambio di informazioni è giunto con un certo ritardo; nelle more della sua emanazione si era da più parti sostenuta la teoria di un aggiornamento automatico della white list. La tesi, per quanto suggestiva e sorretta da motivazioni di buon senso, è sprovvista di supporto normativo. Ad ogni modo, con l’emanazione della nuova white list il tema ha perso di rilevanza immediata.

Per quanto riguarda la decorrenza del nuovo elenco, delle tre date ipotizzate (data di emanazione del provvedimento, data di pubblicazione in G.U., quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione in G.U. secondo le regole della vacatio legis di cui alla legge n. 400/1988), la tesi che ci pare preferibile tende a dare rilievo a quest’ultima, identificando quindi nel 6 settembre 2016 la data di entrata in vigore del decreto.

La nuova white list esplica effetti rispetto: all’aliquota ridotta per gli interessi ed altri proventi dei titoli pubblici dei Paesi white list; alle plusvalenze realizzate su titoli white list; agli investitori esteri residenti in Stati white list.

 

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