Attualità

29/09/2017

TRUST TRASFERITO ALL’ESTERO, LA CORTE EUROPEA CENSURA IL REGNO UNITO


I Giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza 14 settembre 2017, causa C-646/2015, hanno censurato la normativa britannica che discrimina un trust trasferito all’estero, rispetto a coloro che spostano la sede nel territorio del Regno Unito.

Nel caso di specie, nel corso dell’anno 1992, un cittadino cipriota costituiva quattro trust a vantaggio dei suoi figli e di altri familiari, traferendo a detti trusts il 40% delle azioni della società controllante delle imprese da lui fondate. Dagli atti costitutivi risultava che né il cittadino cipriota né sua moglie, vivo il marito, possedessero la qualità di beneficiari del trust. Tuttavia, detto cittadino si era riservato il diritto di nominare trustees nuovi o aggiunti diversamente dai beneficiari dei medesimi trusts, i quali non godevano di tale diritto.

All’atto della costituzione dei descritti trusts, il cipriota, sua moglie ed i loro figli risiedevano nel Regno Unito. I trustees originari erano rappresentati dal cipriota e da una “trust company”, con sede nel Regno Unito. Nel 2003 si era aggiunta, come trustee, la moglie dello stesso cittadino cipriota. All’inizio del 2004, tuttavia, la coppia decideva di lasciare il Regno Unito e di tornare stabilmente a Cipro. Prima della partenza, il 19 agosto 2004, entrambi si erano dimessi dalle loro funzioni di trustee. Al fine di effettuare la relativa sostituzione, il cipriota designava lo stesso giorno tre nuovi trustees, tutti residenti a Cipro.

Viceversa, la “trust company” britannica conservava la sua funzione di trustee fino al 14 dicembre 2005. Pertanto, il 19 agosto 2004, la maggioranza dei trustees aveva cessato di risiedere nel Regno Unito. Il 19 dicembre 2005, i trustees vendevano le azioni detenute nei trusts costituiti e reinvestivano il prodotto di tale vendita.

Il 31 gennaio 2006, i trustees effettuavano le dichiarazioni tributarie, comprendenti le autovalutazioni relative a ciascuno dei trusts, per l’esercizio fiscale 2004/2005, accompagando il tutto con una lettera ove si fornivano all’amministrazione tributaria competente precisazioni in merito alla sostituzione dei trustees originari ed all’ulteriore atto di cessione di azioni da parte di detti trustees.

Tuttavia, poiché tali dichiarazioni non comprendevano le pertinenti autovalutazioni relative ad un debito, a norma dell’articolo 80 della legge sulla tassazione degli utili, il Fisco britannico avviava un’inchiesta. Nel mese di settembre 2010, l’amministrazione in parola adottava nei confronti dei trustees una decisione con cui rivalutava l’imposta. In sostanza, l’amministrazione considerava che il fatto generatore di tale imposta fosse la nomina dei nuovi trustees il 19 agosto 2004, poiché la maggioranza dei trustees non erano allora più residenti nel Regno Unito e, quindi, l’amministrazione dei trusts si poteva considerare trasferita a Cipro nel corso dell’esercizio fiscale 2004/2005. I trustees in parola proponevano ricorso dinanzi al Tribunale di primo grado del Regno Unito, sezione tributaria, contestando la compatibilità di tale tassazione all’uscita e della sua immediata riscossione, previsti dal richiamato articolo 80, con le libertà fondamentali di circolazione del diritto dell’Unione.

Il Tribunale adito decideva di sospendere il procedimento e di sottoporne la valutazione alla Corte di Giustizia. Quest’ultima osserva che le disposizioni del Trattato sul funzionamento dell’UE relative alla libertà di stabilimento ostano, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, alla normativa di uno Stato membro, che prevede l’assoggettamento ad imposta degli utili non realizzati afferenti al patrimonio del trust, qualora la maggioranza dei trustees trasferisca la sua residenza in un altro Stato membro, senza permettere il prelievo differito dell’imposta in tal modo dovuta.

 

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