Attualità

29/11/2018

NUOVI ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI IN TEMA DI CRIPTOVALUTE


Dopo la Corte d’appello (c.d. “Kammergericht”) di Berlino, che con la pronuncia del 25 settembre u.s. ha escluso l’attività di exchanger di bitcoin dalla normativa bancaria tedesca, la Corte d’Appello di Brescia conferma il diniego della Camera di commercio bresciana al riconoscimento della criptovaluta per l’aumento di capitale di una società.

La Corte di Brescia, rilevando una “indiscussa la funzione di pagamento», precisa come le cripto(valute) abbiano caratteristiche strutturali di beni mobili con “credenziali di accesso”, eppure utilizzabili per acquisti, pur in un mercato ristretto. Pertanto, non sono assimilabili ai beni e servizi scambiati mediante moneta, in quanto sono la stessa unità di misura dello scambio, e non il valore sottostante.

Quindi il loro valore, dice la Corte, non può essere determinato da perizie (articolo 2264 e 2265 del Codice civile) ma, aggiunge anche, non esiste in natura “un sistema di cambio stabile e agevolmente verificabile”, come invece per le monete classiche. Quindi “non è possibile attribuire alla criptovaluta un valore (cioè in euro) effettivo e certo”.

Non esiste, dunque alcun “sistema di cambio stabile e agevolmente verificabile” come per le valute aventi corso legale.

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