Attualità

18/02/2019

LA CESSIONE DI AZIENDA BANCARIA


I depositi della clientela riducono la base imponibile dell’imposta di registro

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 888 del 16 gennaio 2019, ha stabilito che, nel caso di cessione di un’azienda bancaria, i depositi della clientela, rappresentando la necessaria “materia prima” che alimenta i processi produttivi di tipo finanziario, sono passività inerenti al compendio aziendale, e, come tali, deducibili dalla base imponibile dell’imposta di registro.

In particolare, la Suprema Corte, richiamando taluni precedenti giurisprudenziali (Cass., n. 10218 del 2016; Id., n. 23234 del 2015; Id., 2577 del 2011), ha dapprima precisato che, affinché possa tenersi conto delle passività aziendali per la determinazione del valore del compendio trasferito ai fini dell’imposta di registro, è necessario che queste, oltre ad essere indicate nelle scritture contabili obbligatorie, siano altresì inerenti all’azienda trasferita.

Infatti – come sottolinea la Suprema Corte – l’eventuale assunzione di posizioni debitorie estranee al compendio aziendale ceduto configura un’ipotesi di accollo del debito in capo al cessionario, con conseguente applicazione dell’art. 43, co. 2, d.p.r. n. 131 del 1986 (ipotesi di tassazione al “lordo”).

Tale circostanza, tuttavia, non si verifica nel caso di specie, in quanto il deposito bancario, da considerare quale elemento basilare per l’intera operatività dell’impresa bancaria, costituisce una passività inerente il compendio aziendale bancario trasferito.

SEGRETO BANCARIO