Attualità

22/03/2019

Determinazione della residenza estera


Determinazione della residenza estera

La Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo con la sentenza n. 1155/3/2018 ha confermato il precedente orientamento della medesima Corte (si veda CTR Abruzzo, sent. 3 maggio 2017, n. 475) con cui veniva rigettato il ricorso di un contribuente il quale aveva richiesto all’Amministrazione finanziaria competente il rimborso delle imposte pagate in Italia relativamente al periodo successivo al suo trasferimento in Francia.

Nel caso di specie, il contribuente si era trasferito in Francia nel luglio 2012, dopo 199 giorni di residenza in Italia, e chiedeva il rimborso delle imposte qui pagate invocando l’applicazione del “frazionamento del periodo di imposta” e pretendendo quindi di essere tassato in Italia solo per il periodo di effettiva residenza, richiamando appunto il Commentario al Modello OCSE il quale all’articolo 4 estende l’ambito di applicazione delle tie-breaker rules anche alle singole frazioni di periodo d’imposta in cui si verifica la doppia residenza.

La CTR rigetta l’appello del contribuente, confermando la legittimità del diniego al rimborso, ritenendo insuperabile l’articolo 2, TUIR poiché, essendo oltrepassati i 183 giorni di residenza italiana previsti dalla suddetta norma, il contribuente è comunque soggetto alla tassazione italiana per tutto il periodo di imposta.

Ebbene, secondo la CTR, in linea con quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione 471/E/2008, il frazionamento del periodo di imposta è esclusivamente limitato ai casi in cui è espressamente previsto dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni (come ad esempio nelle Convenzioni stipulate dall’Italia con la Germania e con la Svizzera), circostanza non prevista nella Convenzione con la Francia, fermo restando il diritto al credito di imposta per le imposte ivi versate.

Nessuna rilevanza, secondo la CTR, può avere inoltre il Commentario al Modello OCSE poiché “come ritenuto costantemente dalla Suprema corte, deve ritenersi che il modello Ocse e il relativo commentario non abbiano valenza di fonte del diritto, mentre ciò che rileva sul punto sono le singole convenzioni internazionali che disciplinino tali punti” (si veda Cass., sent. 8 ottobre 2014, n. 41947).

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