Attualità

22/03/2019

Polizze unit linked e demografia


Polizze unit linked: necessaria la previsione del “rischio demografico” ai fini della qualificazione quale “contratto assicurativo sulla vita”

Con la sentenza n. 6139 del 5 marzo 2019, la Suprema Corte ha fornito rilevanti indicazioni in merito agli elementi che devono necessariamente ricorrere perché una polizza “unit linked” possa essere inclusa nello schema legale (artt. 1882 – 1895 c.c.) del contratto di assicurazione sulla vita.

In primo luogo, la Suprema Corte ha precisato che la previsione generale contenuta nell’art. 2, d.lgs. n. 209 del 2005, in ordine alle polizze “unit linked”, e cioè quelle nelle quali l'obbligazione principale dell'assicuratore è collegata al valore di organismi di investimento del risparmio o di fondi interni o comunque ad indici predeterminati di riferimento, non vale a far concludere apoditticamente per l'inclusione automatica di tali polizze nello schema legale  del contratto di assicurazione, la cui causa deve essere rinvenuta nel trasferimento del rischio dall'assicurato all'assicuratore, rischio che, a pena di nullità, deve esistere alla stipula del contratto.

Rientrano senz'altro nella fattispecie tipica di cui all'art. 1882 c.c., le polizze che operano la sostituzione della prestazione fissa dell'assicuratore con una variabile, agganciata a parametri di mercato, ma che mantengono comunque il rischio demografico; in tal caso, pur attuandosi un parziale trasferimento del rischio dall'assicuratore sull'assicurato in ordine al valore finale della prestazione, il contratto mantiene comunque una funzione assicurativa, individuabile quale causa concreta del contratto, secondo gli ordinari criteri ermeneutici.

Con riferimento alle polizze “unit linked”, caratterizzate dalla componente causale mista (finanziaria ed assicurativa sulla vita), anche ove sia prevalente la causa "finanziaria", la parte qualificata come "assicurativa" deve comunque rispondere ai principi dettati dal codice civile, dal codice delle assicurazioni e dalla normativa secondaria ad essi collegata con particolare riferimento alla ricorrenza del "rischio demografico" rispetto al quale il giudice di merito deve valutare l'entità della copertura assicurativa che, avuto riguardo alla natura mista della causa contrattuale, dovrà essere vagliata con specifico riferimento all'ammontare del premio versato dal contraente, all'orizzonte temporale ed alla tipologia dell'investimento.

Il giudice deve valutare, con adeguata e logica motivazione se, in relazione a tali indici, la misura prevista sia in grado di integrare concretamente il "rischio demografico", e, solo in tal caso, concludere per la natura assicurativa della polizza in luogo di quella di investimento finanziario.

 

download (2)