SFEF

2015/19

Brevi note e prime riflessioni sulla riforma del Testo Unico Bancario in attuazione della Capital Requirement Directive IV


Il decreto legislativo 12 maggio 2015 n. 72, entrato in vigore il 27 giugno scorso, costituisce il provvedimento attraverso il quale l’ordinamento italiano si è adeguato alla normativa comunitaria introdotta dalla Direttiva 36/2013 del 26 giugno 2013, meglio nota con Capital Requirement Directive.Nonostante la riforma abbia avuto sino ad oggi scarsa eco, il decreto riforma in profondità il Testo Unico Bancario e costituisce un vero e proprio punto di svolta per l’intero sistema bancario e finanziario italiano. Le modifiche sono molteplici e talora assai dettagliate, come ad esempio in relazione ai nuovi profili sanzionatori introdotti dalla riforma, ma abbiamo preferito in questa fase focalizzarci sugli aspetti della riforma veramente innovativi rispetto al sistema previgente. L’articolo tratta quindi dei nuovi poteri di vigilanza della Banca d’Italia, dei nuovi requisiti dei partecipanti e degli esponenti aziendali, del nuovo (e draconiano) sistema sanzionatorio e dell’introduzione di regole più specifiche in tema di “whistleblowing”. Si è ritenuto opportuno evidenziare i temi di maggiore novità, senza la possibilità di effettuare approfondimenti in assenza di tutta la copiosa regolamentazione secondaria che seguirà. In prossimità della fine di luglio non sono state infatti ancora avviate le previste consultazioni, che, data la delicatezza dei temi affrontati, saranno estremamente importanti per tutte le banche che operano in Italia.

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