SFEF

2014/15

La tassazione dei proventi derivanti dal contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari. L’imponibilità a titolo di reddito di capitale è originata dalla materiale percezione (e non dalla “capitalizzazione”) degli interessi


I redditi di capitale sono assunti a imposizione fiscale secondo i criteri rigidi che emergono dal loro titolo specifico: non è ammessa l’equiparazione tra proventi connotati da un diverso “status”, e cioè tra gli interessi contabilizzati in schede o tabulati, non ancora percepiti, e quelli, invece, immessi definitivamente nella disponibilità del percettore. Di conseguenza, la sostanziale parificazione tra interessi contabilizzati e percepiti ad opera del comma 3 del vecchio art. 42 del D.P.R. 22 dicembre 1986 (attuale art. 45, comma 2) va intesa in senso stretto, poiché la portata della disposizione è circoscritta agli accrediti di somme nei rapporti di conto corrente. Sono esclusi da tale ambito, invece, gli introiti originati dal diverso “genus” dei c.d. conti di gestione, improntati al modello della intermediazione finanziaria riconducibile a un mandato a investire denaro o ad amministrare un portafoglio di titoli, conferito da un investitore ad un operatore finanziario, la cui rilevanza impositiva è subordinata alla materiale apprensione ovvero alla concreta facoltà di disporre degli interessi acquisiti.

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