SFEF

2013/11

La stima dei danni nelle securities litigation


Nei casi, sempre più frequenti, di securities litigation legati a manipolazioni dei corsi di un titolo quotato, si pone il problema dell’identificazione di un approccio attendibile di stima dei danni. La metodologia prevalente presso i tribunali statunitensi, dove più evoluta e sofisticata è la prassi professionale in materia, consiste nell’adozione della cosiddetta “out-of-pocket rule”. Tipicamente, tale misura del danno è definita come la differenza tra il prezzo effettivo pagato per acquistare un titolo e il valore “vero” che esso avrebbe avuto al momento della vendita in assenza di una certa pratica manipolativa del mercato. Questo metodo di stima dei danni deve confrontarsi nella sua applicazione con varie criticità riconducibili soprattutto all’evidenza che i dati relativi alle operazioni in titoli eseguite dagli investitori nel periodo in cui la manipolazione era in atto sono spesso incompleti e parziali. Il presente contributo illustra le metodologie prevalenti di stima dei danni e gli approcci che consentono di formulare assunzioni realistiche sui comportamenti di trading degli investitori durante fasi di manipolazione dei corsi mobiliari.

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