SFEF

2013/11

Rischi fiscali per l’attività di lending delle banche estere senza stabile organizzazione


La presa di posizione dell’Agenzia delle Entrate contenuta nella risoluzione n.89/E del 25 settembre 2012 in materia di qualificazione giuridico tributaria degli interessi pagati da soggetti residenti a banche non residenti prive di stabile organizzazione, impone una seria riflessione sui rischi fiscali e sulle strategie di difesa per le banche estere senza stabile organizzazione in relazione all’attività di lending con controparti residenti. L’attività creditizia che una banca non residente svolge nel proprio paese di residenza non ha, secondo l’impostazione dell’Agenzia delle Entrate, sufficiente vis attractiva ai fini della qualifica degli interessi corrisposti da soggetti residenti quali redditi di impresa e ciò sia ai fini interni che nell’ambito delle convenzioni contro le doppie imposizioni sottoscritte dall’Italia, in ossequio al principio del “trattamento isolato” del reddito dei soggetti non residenti. In quanto redditi di capitale di fonte interna, tali redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo italiano delle banche non residenti senza stabile organizzazione. Nell’ambito di ogni operazione di lending, le banche estere senza stabile organizzazione devono dunque attentamente valutare, in relazione alla natura o meno di sostituto d’imposta della propria controparte residente, l’esistenza di obblighi dichiarativi italiani.

L'ACCESSO A QUESTO CONTENUTO E' RISERVATO AGLI UTENTI ABBONATI

Sei abbonato? Esegui l'accesso oppure abbonati.