SFEF

2013/11

L’abuso del diritto nella conclusione di contratti di finanziamento all’estero nella prassi dell’amministrazione finanziaria


L’Agenzia delle Entrate, nella risoluzione oggetto di commento, ha ritenuto che la stipula all’estero di un contratto di finanziamento a medio o lungo termine da parte di una banca operante in Italia non costituisce di per sé un’ipotesi di abuso del diritto per la configurazione della quale appare necessario un quid pluris idoneo a realizzare “l’utilizzo distorto di strumenti giuridici” finalizzato all’ottenimento di un risparmio fiscale. Tuttavia, nel caso di specie, ha ritenuto che il contratto poteva ritenersi formato in Italia (e, quindi, assoggettato all’imposta sostitutiva di cui agli artt. 15 ss. del D.P.R. n. 601/1973) qualora, in sede di controllo, si rinvenga una scrittura privata semplice, anche sotto forma di term sheet (puntazione), che sia stata formata in Italia in data anteriore rispetto a quella di sottoscrizione dell’atto pubblico e dalla quale emerga il consenso delle parti sugli elementi essenziali dell’operazione.

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