SFEF

2011/2

La tassazione dei titoli atipici tra attualità ed ipotesi di riforma


La disciplina fiscale dei titoli atipici di cui all’art.5 del decreto del 30 settembre 1983 n.512 è rimasta immutata anche dopo le profonde modifiche della normativa tributaria,civilistica e regolamentare che ha riguardato gli strumenti finanziari negli ultimi trenta anni. Una tale “longevità” si giustifica sicuramente per la diffidenza del legislatore verso strumenti finanziari non tipizzati né tipizzabili; l’aliquota del 27 per cento che colpisce i redditi che si originano dai titoli atipici e l’obbligo di tracciabilità dei trasferimenti degli stessi sono il segno di tale diffidenza. L’A. tende però a dimostrare che in un mercato finanziario sempre più globale, emittenti e strumenti finanziari possono, a causa dell’appartenenza ad ordinamenti diversi, avere caratteristiche assai dissimili dagli strumenti finanziari italiani senza con ciò costituire necessariamente presupposto per fenomeni di abuso. Inoltre, viene rilevata l’assenza nel sistema tributario italiano di un principio per il quale l’investimento in strumenti ad alto rischio, quindi l’investimento speculativo, venga tassato in misura più elevata rispetto all’investimento finanziario non speculativo. Non da ultimo, l’A. rileva come negli ultimi anni il sistema tributario italiano si sia dotato di strumenti legislativi che colpiscono efficacemente l’elusione fiscale e l’utilizzo distorto dei paradisi fiscali. La conclusione è che la disciplina attuale dei titoli atipici non ha più ragioni sostenibili per essere mantenuta.

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