SFEF

2010/1

Cointestazione di rapporti bancari, presunzione di contitolarità e libertà della prova contraria


La cointestazione di un rapporto bancario comporta, nei rapporti interni tra cointestatari, una presunzione (legale relativa) di contitolarità delle somme e valori in esso contenuti, salva la possibilità di fornire prova contraria, con ogni mezzo e quindi anche in via presuntiva. Nel presente articolo, le caratteristiche e le possibilità di tale prova contraria sono approfondite nella diversa prospettiva assunta dal giudice di legittimità e dal giudice del merito, in due recenti sentenze sul tema. La Suprema Corte, anche in ragione del suo ruolo, prescinde dai fatti e tenta di enucleare principi di diritto, spesso ed inevitabilmente equivoci, e forse anche inopportuni e inutili, in una materia così spiccatamente fattuale quale la valutazione della prova. Il giudice del merito, invece, nel caso trattato, si segnala per una utilizzazione piena e consapevole della citata libertà di prova contraria – intesa, dal lato del giudice, come libera valutazione delle prove – ed individua, valorizza e apprezza i molteplici aspetti della vicenda concreta, nella tensione verso la verità che può e deve essere il fine di ogni processo.

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