SFEF

2011/5

IFRS 13: La misurazione al fair value


Il 13 maggio 2011, lo IASB ha emanato il principio contabile n. 13, “La misurazione al fair value.” L’ IFRS 13 non apporta cambiamenti con riferimento a “quando” un’impresa sia obbligata ad usare il fair value, ma descrive “come” misurare il fair value nei casi in cui esso sia richiesto o permesso (così come indicato nei singoli IAS o IFRS).

Si tratta di un principio molto atteso a conclusione di un percorso cominciato nel 2006, intrapreso allo scopo di armonizzare regole di misurazione e relativa informativa, disperse attualmente fra i vari IAS/IFRS. Il progetto, si inserisce nell’ambito di quello più generale, teso alla convergenza fra principi contabili internazionali e US GAAP.

Anzitutto viene rivisitato e chiarito il concetto di fair value. Il fair value è definito come il prezzo che, alla data di rilevazione, sarebbe incassato dalla vendita di un’attività oppure dovrebbe essere pagato per trasferire una passività in una transazione ordinaria (ovvero una transazione tra soggetti consapevoli e non obbligati ad effettuare la transazione). Si chiarisce, una volta per tutte, che il fair value definito ai fini IFRS, in sostanza rappresenta un exit price, che vantaggi non disponibili agli altri partecipanti al mercato non devono essere considerati, e che si tratta di un prezzo da determinare alla data di rilevazione. Si precisa inoltre che si deve fare riferimento a transazioni che avvengono nel principale mercato di quella determinata attività o passività, o, in mancanza, del mercato più vantaggioso e che, nel caso di attività non finanziarie, si deve fare riferimento al miglior uso (“highest and best use”) di quella determinata attività.

Circa le modalità di determinazione, l’IFRS 13, pur non prescrivendo particolari tecniche valutative da utilizzare nei vari casi, tuttavia stabilisce che il fair value di un’attività o passività vada determinato attraverso l’uso di una tecnica di valutazione appropriata nelle circostanza e facendo riferimento a dati ed informazioni sufficienti per misurare il fair value stesso, massimizzando l’uso di dati e informazioni osservabili e minimizzando l’uso di dati e informazioni non osservabili. A tal proposito l’IFRS 13 stabilisce una gerarchia, articolata su tre livelli, con riferimento all’affidabilità delle informazioni utilizzate. Il primo livello, ovvero il livello più alto è quello che ricomprende le quotazioni nei mercati attivi; il secondo livello, intermedio, è quello in cui il fair value è determinato facendo riferimento a quotazioni di attività e passività similari in mercati attivi o inattivi (vale a dire con scambi non così frequenti e volumi non così elevati da assicurare quotazioni sempre disponibili); il terzo livello, da considerare quando non vi siano informazioni disponibili dei livelli precedenti, fa riferimento a informazioni non osservabili nel mercato, ovvero alle migliori informazioni alternative disponibili. Nel determinare il fair value vanno preferite le informazioni di livello superiore, qualora disponibili.

Il livello delle informazioni utilizzate per determinare il fair value ha una influenza diretta sulla quantità di informazioni da fornire nelle note al bilancio. Tanto meno i dati sono osservabili (terzo livello), tanto maggiori sono le informazioni e spiegazioni da includere nelle note al bilancio.