SFEF

2011/5

Ritenuta del 5% sugli interessi corrisposti a consociate estere residenti in paesi membri dell’Unione Europea


Nell’ambito della disciplina fiscale sugli interessi e canoni corrisposti a soggetti residenti in stati membri dell’Unione europea di cui all’art. 26-quater del D.P.R. n. 600/1973 (disposizione introdotta dall’art. 1 comma 1 lett. b) del D.Lgs. n. 143/2005 in recepimento della Direttiva n. 2003/48/CE del 3 giugno 2003, c.d. “Direttiva interessi e canoni”) l’art. 23 del D.L. n. 98/2011 ha introdotto una particolare fattispecie impositiva che prevede l’applicazione di una ritenuta del 5% sugli interessi pagati tra società consociate di stati membri diversi qualora i soggetti non residenti che ricevono il pagamento degli interessi non abbiano fornito al sostituto d’imposta tutti gli elementi idonei ad attestare il requisito di “beneficiario effettivo” (come recita appunto il comma 4 lett. c) del citrato art. 26-quater).

Nello specifico, affinché possa trovare applicazione la disposizione in parola, gli interessi devono essere destinati a finanziare l’emissione di obbligazioni da parte della società comunitaria che li percepisce.

Inoltre, le suddette obbligazioni devono avere le seguenti caratteristiche:

· essere negoziate in mercati regolamentati degli stati membri dell’Unione europea o degli stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo inclusi nella “white list” ex D.M. 4.9.1996;

· essere garantite dal soggetto che ha corrisposto gli interessi, o da altro soggetto dello stesso gruppo.

Lo scenario tipo in cui questa norma trova applicazione è quello di una società italiana che, per finanziarsi mediante emissione di obbligazioni sul mercato europeo, si avvale di un veicolo costituito in un altro stato dell’Unione europea. A tal fine il predetto veicolo emette obbligazioni  e contestualmente eroga alla consociata italiana un finanziamento per il quale percepirà gli interessi pattuiti.

In questi casi, poiché la condizione di beneficiario effettivo (in capo alla società veicolo) era difficile da accertare, ci sarebbe stato il rischio concreto che l’amministrazione finanziaria avesse potuto disconoscere l’esenzione sugli interessi, con conseguente applicazione di sanzioni e della ritenuta del 12,50% sugli interessi corrisposti dalla consociata italiana.

Di fatto, quindi, la norma in commento rende più agevole e sicura la tassazione nei casi in cui non sia semplice identificare la consociata estera quale beneficiaria finale degli interessi, chiedendo in contropartita, l’applicazione di una ritenuta del 5%.

Per quanto riguarda invece l’atto di garanzia sul prestito obbligazionario, la norma (cfr. comma 3 dell’art. 23 citato) prevede che sia, è in ogni caso, soggetto ad imposta di registro con aliquota dello 0,25%.

La disposizione in parola si applica agli interessi corrisposti a decorrere dalla data di entrata in vigore del D.L. n. 98/2011 e dunque dal 6 luglio 2011.

Inoltre, il legislatore ha previsto un particolare regime transitorio, sui prestiti in corso alla data del 6 luglio 2011, relativamente agli interessi già corrisposti in esenzione d’imposta alla predetta data.

In tale ipotesi, il sostituto d’imposta può “sanare” la sua posizione versando una ritenuta del 6% (più i relativi interessi legali) entro il 30 novembre 2011. Detta ritenuta è anche sostitutiva dell’imposta di registro sull’atto di garanzia.

Si tratta, dunque, di un regime opzionale che ha l’effetto di salvaguardare il contribuente nell’ipotesi di eventuali accertamenti da parte dell’amministrazione finanziaria che dovesse contestare la mancanza della condizione di “effettivo beneficiario”, o che potrebbe far decretare la fine del processo per cessata materia del contendere in caso di procedimento giudiziario già in corso.