SFEF

2017/30

L’Agenzia delle entrate chiarisce i limiti soggettivi del c.d. regime del realizzo controllato nelle operazioni di scambio di partecipazioni mediante conferimento


Le operazioni di scambio di partecipazioni mediante conferimento sono considerate, nella prassi dell’Amministrazione finanziaria, oggetto di un’apposita e speciale normativa tributaria. Ciò, sia in ragione della loro origine comunitaria sia in virtù del loro carattere “riorganizzativo”, suscettibile di incidere sugli assetti del controllo societario tanto fra soggetti tra loro indipendenti, quanto all’interno di gruppi di società.

L’art. 177 Tuir, che detta la disciplina di riferimento per le operazioni di scambio di partecipazioni, contempla, al secondo comma e con espresso riguardo agli scambi attuati mediante conferimento, un particolare regime – c.d. realizzo controllato – delle partecipazioni scambiate oggetto di riferimento, in virtù del quale, ai fini della determinazione del reddito del solo soggetto conferente, il valore di realizzo delle suddette partecipazioni deve essere commisurato all’aumento di patrimonio netto contabile del soggetto conferitario, in dipendenza dell’iscrizione nell’attivo di tale valore. Tale criterio, evidentemente, rappresenta una deroga al criterio di valutazione “al valore normale” di cui all’art. 9 Tuir.

Premessi brevi cenni sull’evoluzione che, nel nostro ordinamento, ha interessato la disciplina dello scambio di partecipazioni, con il presente contributo ci si ripropone di dedicare una particolare attenzione all’eventualità in cui l’operazione sia realizzata mediante conferimento, analizzando la relativa normativa anche alla luce della recente Risoluzione n. 43/E, pubblicata il 4 aprile 2017, con cui, per la prima volta, l’Agenzia delle entrate ha espresso la propria opinione in merito ad un profilo sul quale, in precedenza, non pare essere stata mai posta particolare attenzione.

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