SFEF

2017/32

Un forte e ulteriore impulso alla diffusione dei PIR dopo l’emanazione delle linee guida del MEF


Sommario

Il Dipartimento delle Finanze del MEF ha pubblicato lo scorso 4 ottobre i primi chiarimenti sullo speciale regime fiscale per i “piani di risparmio a lungo termine- PIR”.

Per effetto della legge di bilancio per il 2017, il Legislatore tributario ha introdotto, per la prima volta, dopo numerosi tentativi normativi falliti, per le persone fisiche residenti una esenzione generalizzata sia dalle imposte sui redditi (di capitale e diversi) derivanti dagli strumenti finanziari e dalla liquidità che formano il PIR sia dall’imposta di successione relativa agli strumenti finanziari contenuti nel piano, in caso di trasferimento mortis causa.

L’incentivante meccanismo fiscale, condizionato al possesso dell’investimento (comunque variabile) per almeno cinque anni da parte delle persone fisiche residenti, appare compatibile sia con l’art. 47 Cost., che, come noto, tutela e incoraggia il risparmio popolare, anche con agevolazioni di carattere tributario, sia con il divieto euro-unitario degli aiuti di Stato, non essendo le agevolazioni fiscali in oggetto limitate ad ambiti settoriali selettivamente individuati.

Come ricordato nella relazione governativa, i PIR offrono maggiori opportunità di rendimento alle famiglie, consentendo alle imprese residenti di fruire di maggiori risorse finanziarie per investimenti di lungo termine in alternativa ai finanziamenti bancari e quindi favorendo lo sviluppo dei mercati finanziari nazionali. Infatti i PIR devono investire nel capitale di imprese italiane ed europee con stabile organizzazione in Italia, diverse da quelle rilevanti ai fini del FTSE MIB o altri indici equivalenti, con una riserva per le PMI, nei limiti di trentamila euro all’anno e, comunque, di complessivi centocinquantamila euro nel quinquennio. I piani di risparmio sono gestiti dagli intermediari finanziari e dalle imprese di assicurazione che investono le somme assicurando la diversificazione del portafoglio. Tali strumenti finanziari avvicinano dunque la nostra legislazione a quella di altri Stati europei in materia di “Plan d’Epargne en actions” francesi o di “Individual Savings Accounts” inglesi.

Le linee guida del MEF affrontano le principali questioni interpretative della nuova disciplina agevolativa, individuando gli strumenti finanziari che possono formare il PIR e precisando il meccanismo di applicazione dei vincoli di composizione e del limite alla concentrazione del PIR nell’ambito delle gestioni collettive (OICR e contratti di assicurazione).

Nel presente fascicolo della rivista sono forniti chiarimenti e approfondimenti sulla possibilità, ammessa dalle linee guida, di sottoscrivere un PIR da parte di un minore, e, in caso di decesso del titolare del PIR, l’esenzione - in capo all’erede - dei redditi percepiti dal de cuius e derivanti dagli strumenti finanziari per i quali non è ultimato il periodo quinquennale di possesso. Inoltre, relativamente alle modalità di costituzione e di movimentazioni dei PIR, in base ad una (inattesa, ma certamente opportuna) interpretazione estensiva della normativa, che disciplina soltanto il reinvestimento del controvalore, entro novanta giorni dalla scadenza dei titoli, le linee guida considerano neutrale, ai fini del computo del vincolo di detenzione quinquennale, anche la cessione degli strumenti finanziari e il reinvestimento del relativo controvalore entro novanta giorni, consentendo di fatto - come è rilevato nel sito di Assogestioni - le movimentazioni degli strumenti finanziari all’interno di un dossier titoli, di una rubrica di fondi o di una gestione PIR-compliant.

Pertanto ai fini dell’imposizione sul reddito, le linee guida, come ulteriormente ribadito nei commenti pubblicati nel presente fascicolo della rivista, stabiliscono che l’investimento PIR sia un’entità: i) dinamica, dotata di una consistenza variabile nel tempo; ii) personalizzabile, essendo i vincoli di investimento limitati ad una parte soltanto dell’investimento “PIR conforme” e lasciando quindi la discrezionalità al singolo investitore in termini di rischio e rendimento; e iii) flessibile, in quanto è consentito, entro certi limiti, il disinvestimento degli strumenti finanziari che compongono il piano ed il successivo reinvestimento in nuovi strumenti.

A tali linee guida seguirà la circolare dell’Agenzia delle Entrate, in cui dovranno essere fornite istruzioni più dettagliate per risolvere alcuni dubbi sulle concrete modalità di applicazione della normativa, cosi come sono state interpretate dalle linee guida.

Nel frattempo nel corso dei lavori di approvazione del disegno di legge di stabilità per il 2018 sarebbe ritenuto PIR compliant anche l’investimento in società immobiliari, indipendentemente dal tipo di attività immobiliare svolta dalla società stessa.

In ogni caso nel mese di novembre nel sito di Assogestioni è stato rilevato che sono trenta i gruppi che promuovono fondi aperti PIR-compliant e la raccolta netta di questi prodotti da inizio anno ammonta a oltre sette miliardi e cinquecento milioni di euro: davvero un record inimmaginabile nel primo anno di avvio di questi nuovi strumenti finanziari!

Presso Palazzo Mezzanotte è stata presentata lo scorso 21 novembre 2017 la PMI Capital, la prima piattaforma digitale dedicata a investitori e società di AIM Italia (mercato alternativo per il capitale), che, come noto, rappresenta il quaranta per cento dell’universo investibile PIR. AIM è il principale mercato che ospita le PMI, che costituiscono l’asse portante del tessuto industriale italiano. Come indicato nel sito della Borsa italiana, la mission di PMI Capital è supportare le PMI in un percorso di crescita, che necessita di un supporto finanziario nel medio-lungo termine per contribuire al rilancio del Paese.

In conclusione l’incentivo fiscale connesso ai PIR sarà tanto più efficace quanto più sarà in grado di realizzare il bilanciamento tra gli obiettivi di politica economica nazionale con quelli di tutela dei risparmiatori-persone fisiche residenti in Italia.