SFEF

2017/32

PIR: perché e per chi?


La legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), introducendo nell’ordinamento tributario italiano uno speciale regime fiscale di esenzione per i redditi derivanti dagli investimenti effettuati da singoli individui tramite i “piani di risparmio a lungo termine” (c.d. piani individuali di risparmio o “PIR”), intende raggiungere uno specifico obiettivo extrafiscale. Non si tratta solo di una riduzione del carico fiscale sugli investimenti di natura finanziaria delle persone fisiche, né di solo di un meccanismo di incentivazione fiscale al finanziamento di organizzazioni produttive. Si tratta, piuttosto, di un incentivo allo sviluppo di relazioni finanziarie dirette tra famiglie e imprese. Per questo i PIR sono simili ma non uguali ai “Plan d’Epargne en actions” (i c.d. PEA) che la Francia ha istituito, nel 1992 e agli “Individual Savings Accounts” (i c.d. ISAs) che sono stati istituiti in UK, nel 1999. L’art. 57 del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, così come convertito nella legge 21 giugno 2017, n. 96, modificando i commi 88 e 92 dell’art. 1 della legge di bilancio per il 2017 che prevedono un’esenzione per gli investimenti di lungo termine effettuati dalle Casse previdenziali e ai fondi pensione, ha consentito l’investimento nei PIR in esame anche a tali soggetti. Non si tratta, quindi, di un PIR disegnato ad hoc per questa tipologia di investitori istituzionali ma, più semplicemente, di una modifica del perimetro degli investimenti che i suddetti investitori istituzionali possono effettuare in esenzione d’imposta.

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