SFEF

2018/34

Bitcoin e criptovalute: tra tassazione e monitoraggio fiscale, ennesimo arresto dell’Agenzia delle Entrate


Il presente contributo ha ad oggetto la duplice risposta della Direzione Regionale Sicilia dell’Agenzia delle Entrate a due istanze di interpello recentemente proposte, ai sensi dell’art. 11, Legge 27 luglio 2000, n. 212, da due contribuenti con domicilio fiscale in Italia. Le Entrate, con riguardo alle operazioni di acquisto e vendita a pronti di Bitcoin, confermano i contenuti della Risoluzione 72/E/2016, già commentata su questa Rivista. A tal fine, le valute virtuali sono qualificate quali valute estere ai fini dell’applicazione dell’art. 67, lettera c-ter), T.U.I.R., che annovera tra i “redditi diversi” le plusvalenze realizzate mediante cessioni a titolo oneroso delle stesse valute, cui sono equiparati i prelevamenti da deposito o conto corrente. Oggetto dei duplici interpelli è stata anche l’applicabilità della normativa relativa al c.d. monitoraggio fiscale (D.L. 167/1990, convertito nella Legge 227/1990 e s.m.i.) in relazione alle valute virtuali detenute su piattaforme di exchange e\o alle predette operazioni di acquisto e vendita a pronti. Sul punto, le Entrate lasciano intendere l’insussistenza di obblighi dichiarativi nei riquadri “RW” ed “RM” della dichiarazione annuale dei redditi. Ciò, parallelamente alla irrilevanza fiscale delle plusvalenze derivanti da cessioni a titolo oneroso e prelievi aventi ad oggetto valute estere, ove la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente sia inferiore alla soglia di euro 51.645,49, ex art. 67, comma 1-ter, T.U.I.R. All’evidenza, si tratta dell’ennesimo tassello di una frontiera agli albori e dai molteplici aspetti di interesse.

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