SFEF

2018/38

La sentenza 20 aprile 2018, n. 6362 – Tribunale di Roma, Sez. VII penale. Osservazioni sull’illiceità penale dell’omessa dichiarazione nei redditi societari degli utili percepiti da una società estera partecipata e sull’esterovestizione


Gli utili a cui si riferisce l’art. 89 D.P.R. 917/1986 (t.u. delle imposte sui redditi) sono gli utili di bilancio, cioè gli utili civilistici, finanziariamente trasferiti al socio per effetto della sua partecipazione alla società che li distribuisce. Dal coordinamento dei commi 2° e 3° dell’art. 89 D.P.R. 917/1986 risulta che si considerano provenienti da «Stati o territori a regime fiscale privilegiato» gli utili di una società residente in uno Stato a fiscalità privilegiata (il c.d. Stato black list) ed alla quale il soggetto residente in Italia partecipa direttamente o tramite una società comunitaria, che a sua volta è socia della società residente nello Stato a fiscalità privilegiata (il c.d. Stato black list): in questo secondo caso la società comunitaria interposta deve essere una costruzione di puro artificio. Poiché a norma dell’art. 89 co. 2° D.P.R. 917/1986, gli utili societari distribuiti non concorrono a formare il reddito della società ricevente per il 95% del loro ammontare, l’omessa indicazione di tale importo nella dichiarazione annuale dei redditi non integra i delitti previsti negli artt. 3 e 5 D.Lgs. 74/2000, tranne quando provengono da una società residente in uno Stato a fiscalità privilegiata (il c.d. Stato black list).

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