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22/02/2016

PROCEDURE DI CRISI SOCIETARIA E AGEVOLAZIONI FISCALI


Il Decreto Legge 14 febbraio 2016, n. 18 (da ora in poi il “Decreto Legge”), pubblicato in G.U. n. 37 del 15-2-2016,  relativo a “Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale delle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio”, contiene alcune importanti norme di argomento fiscale: ecco le principali.

L’art. 14 del Decreto Legge dispone che non costituiscono sopravvenienze attive i contributi a titolo di liberalità percepiti dai soggetti sottoposti alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare, all’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, all’amministrazione straordinaria speciale per le imprese di rilevanti dimensioni e, con riferimento agli enti creditizi, alle procedure di gestione delle crisi disciplinate dal D. Lgs. 180 del 16-11-2015 (c.d. Bail in). La suddetta esclusione da tassazione si applica per i contributi percepiti a partire dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del Decreto Legge (16 febbraio 2016) compresi i contributi ricevuti nei 24 mesi successivi alla chiusura delle procedure. Limitatamente ai contributi ricevuti nel periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del Decreto Legge, il beneficio è riconosciuto nella forma della deduzione dal reddito in cinque quote costanti nei cinque periodi d’imposta successivi, a condizione che dette somme siano state assoggettate a tassazione nell’esercizio in cui sono state incassate.

L’at. 15 del Decreto Legge riguarda le conseguenze fiscali della cessione di diritti, attività e passività, di cui all’art. 43, comma 1, lett. b) del D. Lgs. 180/2015 relativo  alla procedura di risoluzione delle crisi bancarie. Dette cessioni non costituiscono realizzo di plusvalenze o minusvalenze ai fini dell’IRES e dell’IRAP e i beni ricevuti dal cessionario (ente ponte) sono valutati dal punto di vista fiscale sulla base dell’ultimo valore fiscale riconosciuto in capo al cedente. Inoltre, dalla data di effetto della cessione, l’ente ponte subentra nella posizione del cedente in relazione ai “diritti, attività o passività oggetto di cessione, incluse la deduzione o la tassazione dei componenti di reddito dell’ente sottoposto a risoluzione già imputati a conto economico e non ancora dedotti o tassati dallo stesso alla data della cessione, e nelle deduzioni derivanti da opzioni da riallineamento dell’avviamento e di altre attività immateriali esercitate dall’ente sottoposto a risoluzione”. Anche le perdite fiscali del cedente sono portate in diminuzione del reddito dell’ente ponte.

Infine, l’art. 16 del Decreto Legge prevede che gli atti e i provvedimenti che dispongono il trasferimento della proprietà o di diritti reali su immobili, emessi dalla data di entrata in vigore del Decreto Legge, vale a dire dal 16 febbraio 2016, sino al 31 dicembre 2016, nell’ambito di una procedura giudiziaria di espropriazione immobiliare o di una procedura di vendita prevista dall’art. 107 della legge fallimentare, sono soggetti ad imposta di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa, purché l’acquirente dichiari che intende trasferirli entro due anni. In caso di inadempimento, le imposte predette devono essere corrisposte nella misura proporzionale ordinaria oltre all’applicazione di una sanzione del 30% e al pagamento degli interessi di mora.