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07/07/2016

Adempimento collaborativo, le regole dell'interpello


Il Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 15 giugno 2016, pubblicato nella G.U. n. 148 del 27-6-2016, ha regolamentato le modalità di applicazione dell’interpello  per i contribuenti che aderiscono al regime dell’adempimento collaborativo.

Premesso che il predetto regime (tax compliance) è l’istituto che consente ai contribuenti di grandi dimensioni di porre in essere un dialogo continuo con l’Amministrazione finanziaria con lo scopo di risolvere preventivamente le controversie di natura fiscale, tra gli altri benefici che la legge riconosce ai soggetti che vi rientrano, è stata prevista una procedura accelerata per la presentazione degli interpelli.

Il Decreto dispone che possano essere prodotte tutte le tipologie di interpelli introdotte dall’art. 11 della L. 212/2000 (interpello ordinario interpretativo e qualificatorio, probatorio, disapplicativo, anti-abuso) e che l’istanza possa essere presentata quando, nell'adottare determinati comportamenti, si ravvisi un rischio fiscale, vale a dire, la possibilità di violare norme tributarie.

E’ essenziale che l’interpello sia preventivo: pertanto deve essere prodotto anteriormente alla scadenza dei termini previsti per la presentazione della dichiarazione fiscale o per l’assolvimento di altri obblighi tributari collegati alla fattispecie oggetto dell’istanza.

L’interpello deve, fra l’altro, contenere la descrizione circostanziata del caso concreto che potrebbe  esporre a rischi fiscali, le norme tributarie di cui si chiede l’interpretazione, l’applicazione o la disapplicazione, l’esposizione della soluzione proposta dal contribuente e l’indicazione che l’istanza è presentata nell’ambito del regime di tax compliance.

Tra le cause di inammissibilità dell’istanza, il Decreto prevede il caso della presentazione da parte di un contribuente non ammesso oppure escluso dal regime dell’adempimento collaborativo, il mancato rispetto del requisito della preventività, il fatto che sulle questioni sottoposte all’Agenzia delle entrate siano in corso attività di controllo di cui il contribuente sia formalmente a conoscenza.

La risposta deve essere fornita entro il termine abbreviato di 45 giorni (rispetto agli ordinari 90 o 120 giorni). Se la risposta non perviene entro il termine stabilito, si intende che si forma il silenzio-assenso e che quindi l’Agenzia delle entrate concorda con  la soluzione proposta dal contribuente. Se, infine, la risposta è resa in ritardo e non è conforme alla soluzione prospettata dall’istante, si recuperano soltanto le maggiori imposte dovute, con i relativi interessi, ma il comportamento del contribuente non è sanzionabile.

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