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12/09/2016

PRO-RATA IVA, NORME ITALIANE INCOMPATIBILI CON IL DIRITTO COMUNITARIO


La Commissione tributaria regionale di Roma, a fronte di una controversia sorta tra l’Agenzia delle entrate e un contribuente riguardante il diritto alla detrazione IVA, ha sospeso il giudizio per chiedere alla Corte di Giustizia UE una pronuncia pregiudiziale sull’interpretazione dell’art. 17, paragrafo 5, terzo comma, lettera d) della sesta direttiva 77/388/CEE che autorizza gli Stati membri a derogare alla regola generale del calcolo del pro rata di detrazione prevista dal secondo comma di tale paragrafo e dall’articolo 19 della medesima direttiva (Causa C-378/15).

In sintesi, la questione che si è posta è se detta deroga attenga esclusivamente ai beni e servizi utilizzati promiscuamente, vale a dire ai beni e servizi utilizzati per l’effettuazione di operazioni imponibili che danno diritto alla detrazione e operazioni esenti che non attribuiscono detto diritto, oppure se il campo di applicazione della norma sia più ampio, nel senso che riguardi l’ammontare totale dei beni e dei servizi acquistati da un soggetto passivo che effettua sia operazioni imponibili che operazioni esenti.

L’art. 17 della sesta direttiva disciplina il diritto alla detrazione dell’IVA pagata sugli acquisti con riferimento all’IVA dovuta, precisando che, in presenza di operazioni attive miste (imponibili ed esenti), la detrazione è ammessa soltanto per il pro rata dell’IVA relativa alle operazioni imponibili.

L’art. 19 della sesta direttiva, a sua volta, dispone che il pro rata di detrazione deriva da una frazione costituita, al numeratore, dall’importo totale delle operazioni che danno diritto alla detrazione e, al denominatore, dall’importo totale delle operazioni riportate al numeratore e da quelle che non danno diritto alla detrazione. Ai fini della determinazione del pro rata, inoltre, non si tiene conto delle cessioni di beni d’investimento, delle operazioni accessorie, immobiliari o finanziarie e di una serie di operazioni esenti.

In relazione al conteggio del pro rata, inoltre, il menzionato articolo 17 prevede alcune deroghe che possono essere adottate dagli Stati membri, fra le quali si ricorda quella prevista dal terzo comma lett. d (“autorizzare od obbligare il soggetto passivo ad operare la detrazione secondo la norma di cui al primo comma relativamente a tutti i beni e servizi utilizzati per tutte le operazioni ivi contemplate”), in quanto si tratta della facoltà di cui si è avvalso il legislatore italiano, secondo quanto affermato dal governo italiano nella causa in questione.

La normativa interna, come è noto, è regolata dall’art. 19, comma 5 e dall’art. 19-bis del DPR 633/72 che dispone, al comma 1, che “La percentuale di detrazione di cui all’art. 19, comma 5, è determinata in base al rapporto tra l’ammontare delle operazioni che danno diritto a detrazione, effettuate nell’anno, e lo stesso ammontare aumentato delle operazioni esenti effettuate nell’anno medesimo…”.

Il comma 2 precisa che “per il calcolo della percentuale di detrazione di cui al comma 1 non si tiene conto…, quando non formano oggetto dell’attività propria del soggetto passivo o siano accessorie alle operazioni imponibili,  delle…operazioni esenti indicate ai numeri da 1) a 9) del[l’]…articolo 10, ferma restando l’indetraibilità dell’imposta relativa ai beni e servizi utilizzati esclusivamente per effettuare queste ultime operazioni.”.

L’Avvocato generale della Corte di Giustizia UE, dopo aver esaminato la questione, ha depositato le sue conclusioni il 29 giugno 2016 esprimendo il parere che le disposizioni italiane in materia di determinazione del pro rata di detrazione IVA sono incompatibili con il diritto comunitario per le motivazioni che di seguito in sintesi si espongono.

Innanzitutto occorre sottolineare che, secondo le norme della sesta direttiva, il principio generale del pro rata riguarda i beni ed i servizi utilizzati promiscuamente dai soggetti passivi c.d. misti, vale dire quelli che effettuano sia operazioni che danno diritto alla detrazione sia operazioni che non lo consentono. Pertanto, i beni e servizi acquistati esclusivamente per effettuare operazioni imponibili e che quindi danno diritto alla detrazione IVA al 100% non rientrano nella sfera di applicazione del pro rata. Di conseguenza, secondo il parere dell’Avvocato generale, suffragato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, la deroga dell’art. 17, paragrafo 5, terzo comma, lett. d) sopra richiamata, che è quella prevista dall’ordinamento tributario italiano, non può consentire “l’applicazione di un pro rata di detrazione nei confronti della totalità dei beni e servizi acquistati da un soggetto passivo misto”.

In conclusione, una normativa come quella italiana che imponga di applicare il criterio del pro rata nei confronti della totalità dei beni e  servizi acquistati dal soggetto passivo, indipendentemente dal loro utilizzo, è da ritenere in conflitto con le regole poste dall’art. 17 della sesta direttiva che, invece, si riferisce ai soli beni e  servizi utilizzati promiscuamente dal soggetto passivo.

Se la Corte di Giustizia UE si pronuncerà in modo conforme alle conclusioni dell’Avvocato generale, la normativa interna, disciplinata dal DPR 633/72, dovrà essere necessariamente rivista se non si vorrà incorrere in una procedura d’infrazione.