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03/10/2016

DEDUCIBILITÀ DEI COSTI SOSTENUTI IN STATI A FISCALITA’ PRIVILEGIATA


L’Agenzia delle entrate ha emanato la circolare n. 39/E del 26-9-2016 con la quale ha fornito utili chiarimenti in relazione al regime di deducibilità fiscale dei costi sostenuti da soggetti residenti per l’acquisto di beni e servizi da imprese e professionisti ubicati in Stati o territori compresi nella Black list (art. 110, comma 10 e seguenti del Tuir).

Originariamente (dal 1992 sino al periodo d’imposta 2014) era previsto che i predetti costi fossero indeducibili, salvo che il contribuente residente dimostrasse che le imprese estere svolgevano un’attività commerciale effettiva oppure che le operazioni poste in essere corrispondevano ad un effettivo interesse economico per l’acquirente ed avevano avuto concreta esecuzione. Inoltre, vi era l’obbligo di indicare i costi separatamente nella denuncia dei redditi e, in caso di inadempimento, era disposta la loro integrale indeducibilità. Questa regola fu poi mitigata con la previsione, in luogo dell’indeducibilità, dell’applicazione di una sanzione amministrativa pari al 10% dell’ammontare delle spese con un massimo di 50.000 euro.

A decorrere dal periodo d’imposta 2015, l’art.5, comma 1° del D.Lgs. 147/2015 (c.d. decreto internazionalizzazione) ha modificato la disciplina sopra menzionata, stabilendo che i costi della specie sono deducibili nei limiti del loro valore normale: l’onere della prova è, a parere dell’Agenzia, posto in capo al contribuente. Se il costo supera il valore normale, la quota eccedente è indeducibile, salvo che il soggetto acquirente dimostri che l’operazione risponde ad un suo effettivo interesse economico e che ha avuto concreta esecuzione. Rimane in vigore l’obbligo di indicare i costi separatamente nella dichiarazione dei redditi.

A partire poi dal periodo d’imposta 2016, la normativa è cambiata nuovamente in quanto l’art.1, comma 142 della L. 208/2015 (legge di Stabilità 2016) ha soppresso il regime riservato ai costi sostenuti con soggetti residenti in Paesi a fiscalità privilegiata, con la conseguenza che i costi black list tornano ad essere totalmente deducibili dal reddito d’impresa e, ovviamente, viene meno anche l’obbligo dell’indicazione separata dei costi nella dichiarazione dei redditi.

Per quanto concerne gli adempimenti relativi all’anno 2015, i Paesi che rientrano nella Black list sono quelli che non consentono un adeguato scambio di informazioni, senza più tenere conto del livello di tassazione interno. L’elenco di riferimento è costituito dal D.M. 23-1-2002, così come emendato da due decreti ministeriali emanati nel corso del 2015 e le cui  modifiche sono entrate in vigore dal giorno successivo a quello della loro pubblicazione nella G.U. Pertanto, per molti Stati che sono stati espunti dalla lista con  D.M. 27-4-2015 (tra i quali rientrano Costarica,  Emirati Arabi Uniti, Filippine, Gibilterra,  Malesia, Singapore) e D.M. 18-11-2015 (che ha eliminato Hong Kong), i costi sostenuti, rispettivamente sino al 10 maggio 2015 e fino al 29 novembre 2015, devono essere segnalati.

Infine, in relazione ai periodi d’imposta anteriori al 2016, secondo la circolare dell’Agenzia, le sanzioni previste per l’indicazione separata dei costi black list e per dichiarazione infedele nel caso in cui i costi siano totalmente o parzialmente indeducibili, restano applicabili, in considerazione dell’irretroattività della norma che ha abrogato la disciplina pregressa relativa alla deducibilità dei costi sostenuti in Stati a tassazione ridotta.

fiscalità privilegiata