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26/04/2017

IL "BENEFICIARIO EFFETTIVO” AI FINI DELLA DIRETTIVA INTERESSI-ROYALTIES


La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (breviter, “CGUE”) è stata investita, da parte del giudice danese (Causa C-682/16), della questione concernente l’interpretazione della nozione di “beneficiario effettivo” ai fini della Direttiva 2003/49/CE (c.d “Direttiva interessi – royalties”).

Fra le principali questioni sottoposte dal giudice del rinvio, è stato anzitutto chiesto se la nozione di “beneficiario effettivo” di cui all’art. 1, par. 1, della Direttiva interessi – royalties, in combinato disposto con l’art. 1, par. 4, della stessa, debba essere interpretata conformemente alla nozione corrispondente di cui all’art. 11 del Modello di convenzione fiscale dell’OCSE del 1977.

Se la risposta dovesse essere positiva, il giudice del rinvio chiede altresì se detta nozione debba essere interpretata esclusivamente alla luce del commentario del 1977 o si possa tenere conto dei commentari successivi, comprese le aggiunte effettuate nel 2003 relativamente alle società “interposte”, nonché le aggiunte effettuate nel 2014 relativamente alle “obbligazioni contrattuali e legali”.

Inoltre, nel caso in cui i commentari del 2003 possano essere presi in considerazione nell’interpretazione, il giudice del rinvio chiede se, per ritenere che una società non sia “beneficiario effettivo” ai fini della Direttiva interessi – royalties, debba ricorrere la condizione dell’effettivo trasferimento dei fondi a soggetti considerati “beneficiari effettivi” degli interessi in questione dallo Stato di residenza del soggetto pagatore degli interessi e – in tal caso – se costituisca una condizione ulteriore il fatto che il trasferimento effettivo abbia luogo in un momento prossimo nel tempo al pagamento degli interessi e/o abbia luogo a titolo di pagamento di interessi.

Da ultimo, è stato chiesto alla CGUE di chiarire se uno Stato membro sia tenuto ad indicare quale sia a suo giudizio il “beneficiario effettivo”, nel caso in cui tale Stato membro non intenda riconoscere che una società di un altro Stato membro sia il beneficiario effettivo degli interessi e asserisca che tale società sia, in realtà, una cosiddetta società interposta fittizia.

 

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