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30/07/2019

NATURA DELLA DICHIARAZIONE INTEGRATIVA E RISVOLTI IN TEMA DI RESPONSABILITÀ


Novità giurisprudenziali in ordine alla natura della dichiarazione integrativa ed ai relativi risvolti in tema di responsabilità

La Corte di Cassazione, con sentenza 29 maggio 2019, n. 23810, in tema di reati tributari, ha previsto che la presentazione di una dichiarazione integrativa ha effetti solo in sede amministrativa, non escludendo la responsabilità penale del contribuente per il delitto di dichiarazione infedele, in quanto reato istantaneo.

Tale pronuncia trae origine dalla presentazione di una dichiarazione dei redditi da parte di un soggetto cui seguiva la presentazione in termini di una dichiarazione integrativa, con la quale veniva emendato quanto erroneamente indicato nella prima dichiarazione. Il dichiarante veniva, tuttavia, indagato e condannato a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, per il delitto di dichiarazione infedele, di cui all’articolo 4 D.lgs. 74/2000, e detta statuizione era altresì confermata in sede di appello.

I supremi Giudici, aditi a seguito di ricorso del reo, ritenendo lo stesso infondato e dando continuità all’orientamento prevalente in sede di legittimità, hanno chiarito che, a differenza delle fattispecie di cui agli articoli 2 e 3 D.lgs. 74/2000 richiamate dall’articolo 4, la struttura della condotta da esso punita fa unicamente riferimento alla presentazione della dichiarazione annuale. Non rilevano, dunque, le dichiarazioni integrative successivamente presentate.

Ulteriore conferma della loro irrilevanza proviene dalla natura istantanea del reato de quo, dacché ne deriva che il dies a quo al fine del calcolo del termine di prescrizione del reato decorre dalla data di presentazione della prima dichiarazione.

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