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12/05/2020

Società di gestione di un portafoglio finanziario: così l'AdE


Con la risposta ad interpello n. 121 del 24 aprile 2020, l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti circa il regime fiscale applicabile alle società che esercitano quale unica attività quella di gestione di portafogli finanziari in proprio e non nell’interesse di terzi.

Nello specifico, il caso preso in esame dalla risposta in parola riguarda una società, il cui oggetto sociale comprende “ lo svolgimento, in via esclusiva, non nei confronti del pubblico, dell’attività di compravendita di azioni, obbligazioni, fondi, valute, opzioni e derivati finanziari, esclusivamente per conto proprio e con capitali propri ed ottenuti in finanziamento da istituti di crediti o dai soci, con tassativa esclusione di esercitare tale attività per conto di terzi o nei confronti del pubblico” e il cui patrimonio risulta essere costituito, al 31 dicembre 2019, da strumenti finanziari rientranti nella categoria degli ETC (“exchange traded commodities”). Alla stregua di ciò, la società istante domanda all’Amministrazione finanziaria se debba essere trattata fiscalmente come società industriale o commerciale, oppure se debba ritenersi soggetta al diverso trattamento fiscale previsto per le società di partecipazione finanziaria di cui all’art. 162-bis del TUIR.

La citata norma, come si ricorderà, ha ridefinito i parametri delle società che operano in ambito finanziario, aggiungendo alla nozione di “intermediari finanziari”, quelle di “società di partecipazione finanziaria” e di “società di partecipazione non finanziaria”.

In particolare, l’art. 162- bis, comma 1, lett. b), TUIR, individua le società di partecipazione finanziaria nei “soggetti che esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in intermediari finanziari”, mentre alla lett. c), n. 1) definisce le società di partecipazione non finanziaria come quei “soggetti che esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in soggetti diversi dagli intermediari finanziari”.

La soluzione interpretativa prospettata dal contribuente è quella secondo cui il regime fiscale applicabile sarebbe quello previsto per le società industriali o commerciali, in considerazione del fatto che la stessa società non rientrerebbe né tra le società di partecipazione finanziaria, né tra le società di partecipazione non finanziaria, così come definite dal citato art. 162-bis del TUIR.

Soluzione condivisa dall’Ufficio, che ritiene applicabili, ai fini della determinazione della base imponibile IRES e IRAP, le norme previste per le società diverse da quelle di cui all’art. 162-bis del TUIR.

Sembra che l’Amministrazione finanziaria valorizzi il dato per cui la società in esame non detiene partecipazioni o titoli a esse assimilabili, ma titoli di diversa natura.

Invero, come anticipato, il portafoglio detenuto dalla società stessa è composto unicamente da ETC emessi da una società veicolo a fronte dell’investimento in una materia prima.

Pertanto, nella situazione esaminata dalla risposta in parola, la società non deve applicare le disposizioni specifiche per gli intermediari finanziari (si pensi, agli interessi passivi, la svalutazione dei crediti, l’addizionale IRES del 3,5%), né quelle dell’art. 6 del d.lgs. 446/97 in materia IRAP.

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