News

16/06/2020

Disciplina dei prestiti di personale: novità interpretative



Con la Circolare n. 8 del 19 maggio 2020, Assonime ha esaminato, con riguardo al tema dell’imponibilità, ai fini IVA, della fattispecie del distacco di personale, le conseguenze derivanti dai principi affermati da una recente sentenza della Corte di Giustizia UE (causa n. C-94/19 dell’11 marzo 2020).

Al riguardo, è noto che, secondo la disciplina nazionale contenuta nell’art. 30 del d.lgs. n. 276/2003, la fattispecie del c.d. distacco (o prestito) di personale comporta la stipula di un contratto avente ad oggetto il trasferimento temporaneo, in favore di un soggetto diverso dal datore di lavoro, del potere di utilizzare per sé l’attività di un lavoratore. Tale distacco non comporta l’interruzione del rapporto di lavoro, ma soltanto una diversificazione del soggetto in favore del quale la prestazione viene effettivamente resa. Ai fini IVA, la fattispecie in discorso è disciplinata dall’art. 8, comma 35, della Legge 11 marzo 1988, n. 67, che così dispone: “non sono da intendere rilevanti agli effetti IVA i prestiti o i distacchi di personale a fronte dei quali è versato solo il rimborso del relativo costo”.

Orbene, la Corte Ue ha chiarito che la sopracitata disposizione nazionale non è conforme al diritto comunitario: difatti, a parere dei giudici comunitari, la fattispecie del distacco del personale è rilevante ai fini IVA.

In particolare, osserva la Corte, le prestazioni di servizio devono considerarsi effettuate a titolo oneroso, configurando, come tali, operazioni imponibili, tutte le volte in cui, nel rapporto intercorrente tra prestatore e beneficiario, sia ravvisabile una relazione giuridica basata sullo scambio di prestazioni reciproche.

A fronte, dunque, del contrasto interpretativo tra giurisprudenza comunitaria e disciplina nazionale, Assonime è intervenuta con la Circolare in esame, con cui ha analizzato la fattispecie e non condiviso le conclusioni a cui sono giunti i giudici comunitari.

Assonime rileva che “la sentenza solleva più di qualche perplessità”, in quanto il concetto di reciproco condizionamento delle due prestazioni sembra corrispondere al nostro comune concetto di sinallagma, e cioè a quella relazione che unisce due prestazioni nelle quali l’una si rende dovuta in quanto è dovuta l’altra. A tal riguardo, osserva che, la rifusione del puro costo alla parte che presta il personale e che sostiene per continuare a mantenere la sua posizione di datrice di lavoro non può costituire una remunerazione vera e propria, nel senso di corrispettivo per il servizio di prestito di personale. Per tale ragione, si auspica un ulteriore approfondimento da parte dei giudici comunitari.

Detto ciò, Assonime affronta altresì il tema dell’efficacia temporale della sentenza. Premettendo che quest’ultima non rimuove un ingiusto aggravio a danno dei soggetti interessati, si afferma che la stessa non può produrre effetti retroattivi, in quanto verrebbe altrimenti leso il principio generale del legittimo affidamento del contribuente.

Si ritiene, pertanto, che il legislatore dovrebbe operare una riformulazione dell’art. 8, comma 35, della l. n. 67/1988, di modo che la disciplina nazionale venga allineata ai criteri interpretativi forniti dalla Corte di Giustizia. In conclusione, si osserva che, per le operazioni effettuate prima di tale momento, bisognerebbe continuare a considerare legittimi tutti i comportamenti tenuti secondo l’attuale formulazione dell’art. 8, comma 35.

personale