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12/04/2021

Contratto di prestazione di servizi intracomunitari: il committente


Con la risposta a interpello n. 217 del 26 marzo 2021 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito come individuare il committente nell'ambito di un contratto di prestazione di servizi intracomunitari.

Per i servizi elettronici, effettuati a favore di soggetti passivi d'imposta, il luogo di effettuazione della prestazione è il luogo di stabilimento del committente ai sensi dell'articolo 7-ter del D.P.R. n. 633 del 1972, che recepisce l'art. 44 della Direttiva IVA.

La norma, in particolare, prevede che "Le prestazioni di servizi si considerano effettuate nel territorio dello Stato: a) quando sono rese a soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato; b) quando sono rese a committenti non soggetti passivi da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato".

Nell’ipotesi in cui il committente del servizio elettronico sia un soggetto passivo d’imposta, ai fini della corretta individuazione dell'effettivo committente dei servizi di licensing e advisory tra l'utente non residente che effettua l'ordine di acquisto e la controllante italiana del predetto utente non residente, la quale ha previamente sottoscritto l'accordo quadro con il produttore del software che prevede l'acquisto di un numero di licenze software in un arco temporale stabilito, sulla base delle esigenze delle controllate, il regolamento di esecuzione (UE) n. 282/2011, con specifico riferimento ai rapporti tra casa madre e stabile organizzazione, prevede che al fine di individuare la stabile organizzazione del destinatario cui viene fornito il servizio, il prestatore esamini la natura e l'utilizzazione del servizio fornito.

Quando l'analisi della natura e dell'utilizzazione del servizio fornito non consentono di identificare la stabile organizzazione cui viene fornito il servizio, il prestatore, a tal fine, esamina in particolare se il contratto, l'ordinativo e il numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro del destinatario e comunicatogli dal destinatario identificano la stabile organizzazione quale destinataria del servizio e se la stabile organizzazione è l'entità che paga per il servizio.

Tali criteri ermeneutici, funzionali ad individuare l'effettivo committente di un servizio (la casa madre oppure la stabile organizzazione, laddove per il contesto e le modalità di erogazione dello stesso tale circostanza sia dubbia) partendo innanzitutto dalla analisi della natura della prestazione dei servizi e poi delle clausole contrattuali, sebbene espressamente previsti solo nell'ambito degli specifici rapporti tra stabile organizzazione e casa madre, possono essere utilizzati anche nel caso di specie, in quanto rispondenti alla esigenza di applicare correttamente le norme sulla rilevanza territoriale dell'imposta in contesti in cui i soggetti passivi fornitori del servizio e i committenti sono stabiliti in Paesi diversi. 

Tale scelta risulta, peraltro, coerente con i criteri interpretativi elaborati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea secondo cui la nozione di prestazione di servizi ha pertanto un carattere obiettivo e si applica indipendentemente dagli scopi e dai risultati delle operazioni di cui trattasi, senza che l'amministrazione fiscale sia obbligata a procedere ad indagini per accertare la volontà del soggetto passivo.

Per quanto concerne, più in particolare, il ruolo delle clausole contrattuali nell'ambito della qualificazione di un'operazione come imponibile, la giurisprudenza della Corte ha evidenziato che la valutazione della realtà economica e commerciale costituisce un criterio fondamentale per l'applicazione del sistema comune dell'IVA.

A tal proposito giova, in particolare, ricordare che i giudici comunitari hanno sottolineato l'importanza dell'analisi della realtà economica dell'operazione e delle clausole di un accordo contrattuale al fine di inquadrare la natura della prestazione, da cui dipende, tra l'altro, l'applicazione delle regole sulla territorialità dell'operazione e la determinazione della base imponibile anche in altri ambiti.

Ne consegue che i destinatari dei servizi elettronici sono gli utenti finali stabiliti all'estero, ancorché controllati dalla capogruppo italiana, firmataria del contratto globale, e pertanto, sotto il profilo IVA, le prestazioni in commento, essendo privi del requisito della territorialità, sono fuori campo IVA.

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