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12/04/2021

Sospesa l’adozione del parere sul decreto del registro dei titolari effettivi


Con provvedimento del 19 marzo 2021 n. 458, il Consiglio di Stato ha sospeso l’adozione del proprio parere sullo schema di decreto del Ministro dell’economia e delle finanze recante disposizioni in materia di comunicazione, accesso e consultazione dei dati e delle informazioni relativi alla titolarità effettiva di imprese dotate di personalità giuridica, di persone giuridiche private, di trust produttivi di effetti giuridici rilevanti ai fini fiscali e di istituti giuridici affini al trust.

Fra le altre, con particolare riferimento all’accesso al Registro dei titolari effettivo da parte dei soggetti “privati, compresi quelli portatori di interessi diffusi”, volto a conoscere i dati e le informazioni presenti nella sezione speciale del registro delle imprese ed attinenti alla titolarità effettiva dei trust e degli istituti affini, il Consiglio di Stato ha sottolineato le criticità che solleva l’art. 7 schema in ordine alla regolamentazione dell’accesso e alla disciplina del procedimento di decisione.


In particolare, lo schema di decreto e le relative parti dell’allegato, accomunando l’identificazione dei soggetti richiedenti l’accesso con l’interesse a supporto della richiesta, si potrebbero porre in contrasto con la disciplina legislativa che ha subordinato l’accesso, ai soggetti legittimati e verso alcuni soggetti da disvelare, alla sussistenza di un interesse connotato da particolari requisiti (art. 21, comma 4, lett. d-bis, primi due periodi, d.lgs. n. 231 del 2007). Inoltre, si potrebbero porre in contrasto con la disposizione che è fonte del potere regolamentare, atteso che, ai sensi dell’art. 21, comma 5, lett. d), l’amministrazione dovrà individuare il soggetto competente a “valutare la sussistenza dell’interesse all’accesso in capo ai soggetti di cui al comma 4, lett. d-bis)”.

In definitiva, secondo il Consiglio di Stato, si è finito per dettare una disciplina analoga a quella dell’accesso per la consultazione da parte dei soggetti obbligati, dove – nel contesto di un accesso libero per il quale non è necessario dimostrare la sussistenza di un interesse differenziato, concreto ed attuale – l’accreditamento è volto solo alla verifica dell’appartenenza del richiedente ad una o più categorie dell’art. 3 del d.lgs. n. 231 del 2007.

Invece, sarebbe stato necessario distinguere, ai fini della decisione sulla richiesta di accreditamento, le ragioni a sostegno della richiesta di accesso.

ACF