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18/05/2021

Integrazione salariale erogata dal Fondo speciale del trasporto aereo ...


... e percepita da un pilota non residente in Italia

L’Agenzia delle entrate, con la risposta ad interpello n. 290 del 23 aprile 2021, ha fornito chiarimenti in merito al trattamento fiscale applicabile all’integrazione salariale erogata dal Fondo speciale del trasporto aereo (FSTA) ad un pilota non residente in Italia, che svolge attività lavorativa su voli interni ed internazionali.

In particolare, l’istante rappresenta di aver percepito detta integrazione salariale a seguito del fermo voli imposto nel 2020 a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid- 19, e chiede di conoscerne il corretto trattamento fiscale. Secondo l’istante, l’integrazione salariale erogata dal FSTA rappresenta un reddito sostitutivo dei redditi di lavoro dipendente, sicché la disciplina applicabile sarebbe quella di cui all’art. 23, comma 1, lett. c), del TUIR, in forza del quale si considera prodotto nel territorio dello Stato il reddito di lavoro dipendente ivi prestato. A tal proposito, l’istante fa notare come, con riguardo alla suddetta integrazione salariale, sostitutiva del reddito di lavoro dipendente, sia difficile individuare il luogo in cui sia stata svolta l’attività lavorativa. Inoltre, l’istante ritiene che, per quel che attiene la normativa internazionale, la norma di riferimento sia l’art. 15 della Convenzione Italia – Paesi Bassi, il quale prevede, al paragrafo 1, la tassazione concorrente di tale reddito nello Stato di residenza del contribuente ed in quello di svolgimento dell'attività lavorativa. Come eccezione alla regola generale, al paragrafo 3 è prevista la tassazione esclusiva nello Stato di residenza delle remunerazioni ricevute in corrispettivo di un'attività dipendente svolta a bordo di navi o di aeromobili utilizzati in traffico internazionale. Ciò posto, l'istante ritiene che, in virtù della vigente normativa interna ed internazionale, sia corretto sottoporre a tassazione in Italia l'integrazione salariale corrisposta dal FSTA in base alla proporzione tra il reddito percepito per voli interni ed il reddito totale da lavoro dipendente erogato dalla società, precisando altresì che, in considerazione del fatto che l'anno 2020 rappresenta un periodo del tutto anomalo di svolgimento dell'attività lavorativa, sia più corretto prendere a riferimento la proporzione relativa all'anno di imposta 2019.

L’Agenzia delle entrate concorda con il contribuente nel ritenere detto reddito assoggettabile ad imposizione in Italia, ove lo stesso sostituisca un reddito derivante la lavoro dipendente prestato nel territorio dello Stato. Ciò posto, stante l’oramai riconosciuto principio della prevalenza del diritto convenzionale su quello interno, l’Agenzia richiama la Convenzione Italia – Paesi Bassi ed, in particolare, il suo articolo 15.

Viene evidenziato come, in realtà, gli emolumenti corrisposti dal FSTA nel 2020 costituiscono una compensazione del mancato svolgimento dell'attività lavorativa, attività che sarebbe stata svolta su aeromobili impiegati sia su voli interni che su voli internazionali.

Tale circostanza – a parere dell’Amministrazione - deve essere valorizzata alla luce delle indicazioni fornite nel Commentario OCSE all'articolo 15 del Modello di Convenzione 2017, paragrafo 2.6, in relazione a somme percepite in connessione ad un rapporto di lavoro dipendente a fronte delle quali - tuttavia - non viene concretamente prestata l'attività lavorativa. In particolare, viene chiarito che, per una corretta ripartizione della potestà impositiva tra gli Stati contraenti sulle somme percepite dal dipendente, si deve considerare il luogo in cui la predetta attività sarebbe stata plausibilmente svolta. In considerazione della peculiarità dell’anno 2020, l’Amministrazione condivide la soluzione prospettata dall’istante, ossia quella di prendere a riferimento il luogo in cui lo stesso ha svolto la sua attività nel periodo precedente (2019). 

Da ciò ne consegue che il reddito in esame, corrisposto al pilota olandese, debba essere assoggettato ad imposizione concorrente in Italia e nei Paesi Bassi, ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 1, della citata Convenzione, per la quota riferibile al lavoro dipendente svolto a bordo di aeromobili impiegati per tratte nazionali (italiane) e all'eventuale attività lavorativa effettuata a terra (es. attività di formazione) nel nostro Paese. Diversamente, la quota di reddito percepita dal contribuente e riferibile all'impiego in voli internazionali dovrà essere tassata esclusivamente nello Stato di residenza dell'istante, secondo quanto disposto nell'articolo 15, paragrafo 3, della stessa Convenzione.

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