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25/10/2021

Valutazione antiabuso nella cessione del leasing


Valutazione antiabuso di un’operazione di cessione del contratto di leasing ad una newco interamente partecipata dal cedente

Con la risposta ad interpello n. 742 del 21 ottobre 2021 l’Agenzia delle Entrate ha effettuato una valutazione antiabuso di un’operazione di cessione del contratto di leasing ad una newco interamente partecipata dal cedente.

La fattispecie prospettata ha quale fine quello di consentire alla neocostituita associazione professionale, il godimento dell’immobile - utilizzato quale studio dall’Istante nell’esercizio della professione in forma individuale - ai fini dell’esercizio della professione in forma associata, trasferendo la titolarità del contratto di leasing in capo ad una newco Srl unipersonale, partecipata dal medesimo Istante.

Tale intento è attuato mediante due distinte operazioni: cessione del contratto di leasing alla newco ed accensione di un finanziamento infruttifero al fine di poter dotare la società della disponibilità finanziaria per il pagamento del corrispettivo.

Trattasi di una condotta volta ad evitare la completa "emersione" di una plusvalenza fiscalmente imponibile derivante da un conferimento diretto del contratto di leasing nella società neo costituita e controllata al 100 per cento dal socio unico.

In linea generale, con l’operazione di conferimento, il soggetto conferente apporta beni a una società conferitaria, ricevendo quale corrispettivo, in luogo del denaro, una partecipazione al capitale sociale della stessa società in cui ha effettuato l’apporto. A fronte del conferimento, la società conferitaria aumenta il proprio capitale sociale (con eventuale sovrapprezzo) assegnando le nuove azioni al soggetto conferente.

Dal punto di vista fiscale, i conferimenti in società sono equiparati alle cessioni a titolo oneroso. A tale riguardo, infatti, l’art. 9, co. 5, del TUIR stabilisce, come principio generale, che ai fini delle imposte sui redditi le disposizioni relative alle cessioni a titolo oneroso valgono anche per gli atti a titolo oneroso che importano costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento e per i conferimenti in società.

Pertanto, nel momento in cui il socio persona fisica conferisce il contratto di leasing nella società unipersonale di nuova costituzione, si realizza una plusvalenza, costituita dalla differenza tra il corrispettivo percepito e il costo fiscalmente riconosciuto, da quantificare tenendo conto di quanto stabilito dall’art. 9, co. 2, secondo periodo, del TUIR, secondo cui in caso di conferimenti o apporti in società o in altri enti si considera corrispettivo conseguito il valore normale dei beni e dei crediti conferiti.

La rilevanza fiscale del valore normale ai fini della determinazione della plusvalenza opera, quindi, anche rispetto ai conferimenti di beni o crediti eseguiti da liberi professionisti in società, ai sensi del combinato disposto degli articoli 9 e 54 del TUIR.

In tal caso si vuole non monetizzare il valore economico del contratto di leasing oggetto di cessione ma trasferire detto contratto a favore della società neo costituita interamente posseduta dallo stesso.

Le operazioni nel loro insieme appaiono quindi dirette a consentire il conseguimento di un risparmio d’imposta indebito, costituito dalla differenza tra il valore normale del contratto di leasing ed il corrispettivo indicato, in aggiramento delle disposizioni afferenti i conferimenti dei beni (e dei diritti) nelle società da parte dei lavoratori autonomi.

In altri termini, la duplice posizione rivestita quale cedente (in proprio) del contratto di leasing e cessionario del medesimo contratto (attraverso il controllo della società unipersonale costituita), la predeterminazione del corrispettivo ad un valore inferiore al valore normale ed infine l’accensione di un finanziamento infruttifero volto a precostituire in capo alla società le risorse finanziarie per il pagamento del corrispettivo, rappresentano operazioni, unitariamente considerate, finalizzate a ridurre la plusvalenza derivante dal conferimento diretto del medesimo contratto.

Il suddetto vantaggio fiscale indebito risulta, altresì, essenziale perché la sequenza di operazioni che si intenderebbe porre in essere non risulta diretta al soddisfacimento di un interesse economico diverso da quello del perseguimento del vantaggio fiscale stesso.

Ferma restando la legittima scelta di costituire una società di gestione immobiliare, nella sequenza di operazioni rappresentate non c’è altro "vantaggio" se non quello rappresentato dal risparmio fiscale in capo al socio unico che pone in essere una operazione sostanzialmente riconducibile ad un conferimento.

Non sono rinvenibili valide "ragioni extrafiscali non marginali", anche di ordine organizzativo o gestionale, che giustifichino la fattispecie, se non quelle dichiarate di miglioramento funzionale dell’attività professionale mediante l’utilizzo dello strumento più efficiente dal punto di vista fiscale.

 

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