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25/08/2014

Novità luglio/agosto 2014


D.P.C.M. 31 luglio 2014: differimento del termine di presentazione della dichiarazione dei sostituti d'imposta
Il d.p.c.m. 31 luglio 2014, pubblicato in g.u. n. 179 del 4 agosto, ha disposto il differimento del termine di presentazione della dichiarazione dei sostituti d'imposta relativa all'anno 2013. Pertanto i modelli 770 ordinario e semplificato, che avrebbero dovuto essere trasmessi per via telematica entro il 31 luglio, possono essere presentati, sempre in via telematica, direttamente ovvero tramite i soggetti incaricati, entro il 19 settembre 2014. Il d.p.c.m., proposto dal Ministro dell'Economia e delle Finanze al Presidente del Consiglio, tiene conto delle generali esigenze manifestate dalle aziende e dai professionisti.

Determinazione del contributo di vigilanza 2014: D.M. 6 agosto 2014

Il contributo di vigilanza dovuto per l'anno 2014 all'IVASS, ai sensi dell'art. 335, commi da 2 a 6, D.Lgs. 209/2005, dalle imprese di assicurazione e riassicurazione nazionali e dalle rappresentanze in Italia di imprese extracomunitarie è stabilito dal D.M 6 agosto, pubblicato in G.U. n. 189 del 16 agosto 2014, nella misura dello 0,41 per mille dei premi incassati nell'esercizio 2013 dalle assicurazioni nei rami vita e nei rami danni nonché dalla riassicurazione. Ai fini della determinazione del contributo di vigilanza i premi incassati nell'esercizio 2013 sono depurati degli oneri di gestione, pari al 4,7 per cento dei predetti premi. La comunicazione IVASS del 18 agosto stabilisce che il contributo in esame dovrà essere versato entro il 5 settembre 2014.

Conversione in legge del D.L. n. 91/2014: estensione della agevolazione ai fini ACE
Il D.L. 24 giugno 2014, n. 91, c.d. “Decreto competitività”, pubblicato in G.U. n. 144 del 24 giugno e in vigore dal 25 giugno è stato convertito mediante Legge n. 116 dell’11 agosto 2014, pubblicata in G.U. n. 192, S.O. n. 72, del 20 agosto 2014. Tra le modifiche introdotte dalla legge di conversione, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, si segnala:
- L’ incremento del 40 per cento della variazione in aumento del capitale proprio (ai fini ACE), introdotta dall’art. 19, comma 1, lett. a) del D.L. 91 per le società le cui azioni sono quotate in mercati regolamentati di Stati membri UE o aderenti allo SEE, viene esteso, in sede di conversione, anche alle società le cui azioni sono quotate in sistemi multilaterali di negoziazione.
- In merito alla decorrenza della norma, si fa ora riferimento alla data di negoziazione delle azioni e non più a quella di ammissione alla quotazione della società. Più precisamente, la disposizione si applica alle società ammesse a quotazione le cui azioni sono negoziate dal 25 giugno 2014 (data di entrata in vigore del D.L. 91), e rimane subordinata alla preventiva autorizzazione della Commissione europea ai sensi dell'articolo 108 del TFUE, richiesta a cura del Ministero dello sviluppo economico.

Conversione in legge del D.L. n. 91/2014: confermate le novità di rilievo per la fiscalità finanziaria
Con la conversione in Legge n. 116 del 11 agosto del D.L. 91 risultano confermate, sena modifiche, le norme di rilevanza per la fiscalità finanziaria di cui agli artt. 21 e 22 del Decreto. In particolare, l’art. 21, comma 1 estende l’esonero da applicazione della ritenuta di cui all’art. 26 D.P.R. 600/73, e l’applicazione della imposta sostitutiva di cui al D.Lgs. n. 239/96, anche agli interessi e altri proventi da obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie non negoziati, emessi da società non bancarie e non quotate, qualora siano detenuti da uno o più “investitori qualificati” come definiti dall’art. 100 del D.L.gs. 58/98 (TUF).
L’art. 21, comma 2 richiede, ai fini dell’esonero da applicazione della ritenuta di cui all'articolo 26, comma 1, del D.P.R. n. 600/73, su interessi e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari e delle cambiali finanziarie corrisposti a OICR, istituiti in Italia o in uno Stato membro UE, il cui patrimonio sia investito in misura superiore al 50 per cento in tali titoli e le cui quote siano detenute esclusivamente da investitori qualificati, che la composizione del patrimonio e la tipologia di investitori risultino dal regolamento dell'organismo.
Inoltre, l’esonero da ritenuta viene esteso agli interessi e altri proventi corrisposti a società per la cartolarizzazione dei crediti di cui alla L. n. 130/99, emittenti titoli detenuti da investitori qualificati e il cui patrimonio sia investito in misura superiore al 50 per cento in tali obbligazioni, titoli similari o cambiali finanziarie.
Infine, mediante la introduzione del nuovo comma 5-bis nell’art. 26, del D.P.R. 600/73, l’art. 22, comma 1 esclude la ritenuta sui redditi di capitale di cui al comma 5 su interessi e altri proventi derivanti da finanziamenti a medio e lungo termine erogati alle imprese dalle seguenti categorie di soggetti non residenti:
- enti creditizi stabiliti negli Stati membri UE;
- imprese di assicurazione costituite e autorizzate ai sensi di normative emanate da Stati membri UE;
- OICR che non fanno ricorso alla leva finanziaria, ancorchè privi di soggettività tributaria, costituiti negli Stati membri UE e negli Stati aderenti all'Accordo SEE inclusi nella cd “white list”.

Corte Costituzionale, sentenza n. 201 del 16 luglio 2014: legittima la addizionale sui compensi dei manager del settore finanziario
La addizionale del 10 per cento sulla quota variabile, corrisposta, sotto forma di bonus e stock option, per la parte che eccede la retribuzione fissa, ai dirigenti ed amministratori del settore finanziario, prevista dall’art. 33 del D.L. 31 maggio 2010 n. 78, non è in contrasto con gli artt. 3 (principio di uguaglianza) e 53 (principio di capacità contributiva) della Costituzione.

Corte di Giustizia CE, sentenza n. C-438/13 del 17 luglio 2014: la impossibilità di recuperare i beni concessi in leasing non rappresenta cessione
L'impossibilità, per una società di leasing, di recuperare dall'utilizzatore i beni oggetto di un contratto di leasing finanziario a seguito della risoluzione di tale contratto per colpa dell'utilizzatore, nonostante le azioni intraprese da tale società per il recupero dei beni e nonostante l'assenza di qualsivoglia corrispettivo a seguito di tale risoluzione, non può essere assimilata ad una cessione di beni effettuata a titolo oneroso ai sensi degli artt. 16 e 18 della Direttiva 2006/112/CE. Il fatto che l’utilizzatore resti in possesso di tali beni senza corrispondere alcunché a titolo di corrispettivo è dovuto, infatti, al presunto comportamento colpevole di quest’ultimo, e non a un trasferimento a titolo gratuito di tali beni da parte del locatore. In aggiunta, gli stessi beni non possono essere considerati destinati a “fini estranei” all’impresa del soggetto passivo, poiché la loro locazione e, quindi, la loro messa a disposizione dell’utilizzatore rappresentano la sostanza stessa dell’attività economica del locatore. Pertanto le ipotesi di assimilazione alle cessioni di beni, di cui al citato art. 16, non ricorrono nel caso di specie.

Corte di Giustizia CE, sentenza C-48/13 del 17 luglio 2014, Nordea Bank: Cessione di stabile organizzazione a società non residente
La legislazione danese, che prevede che, in caso di cessione, da parte di una società residente, di una stabile organizzazione situata in un altro Stato membro o in un altro Stato parte dell’Accordo SEE a una società non residente dello stesso gruppo, le perdite in precedenza dedotte in relazione alla stabile organizzazione ceduta siano riprese a tassazione nell’utile imponibile della società cedente, risulta in contrasto con la libertà di stabilimento di cui agli articoli 49 TFUE e 54 TFUE e 31 e 34 dell’Accordo SEE. La legislazione danese introduce infatti una restrizione vietata e non giustificata in quanto assoggetta a imposta sia gli utili realizzati da tale stabile organizzazione prima della sua cessione, sia quelli derivanti dalla plusvalenza realizzata in occasione di detta cessione.

Cassazione, sentenza n. 16480 del 18 luglio 2014: condizioni di deducibilità delle c.d. “spese di regia”
Qualora la società capofila di un gruppo di imprese fornisca servizi e curi direttamente le attività di interesse comune alle società del gruppo ripartendone i costi fra le affiliate, l'onere della prova in ordine all'esistenza ed all'inerenza dei costi incombe sulla società che affermi di aver ricevuto il servizio. Affinché il corrispettivo riconosciuto alla capogruppo sia deducibile ai fini delle imposte dirette e l'IVA contestualmente assolta sia detraibile, occorre che la controllata tragga dal servizio remunerato un'effettiva utilità e che quest'ultima sia obiettivamente determinabile e adeguatamente documentata (Cass. n. 26851 del 2009 e Cass. n. 8808 del 2012; cfr. Cass. n. 14016 del 1999). In linea con le Guidelines OCSE e con la prassi amministrativa (C.M. n. 32/9/2267 del 22 settembre 1980), a tal fine non è sufficiente l'esibizione del contratto riguardante le prestazioni di servizi fornite dalla controllante alle controllate e la fatturazione dei corrispettivi, dovendo emergere gli elementi necessari per determinare l'utilità effettiva o potenziale conseguita dalla consociata che riceve il servizio. Nel caso di specie, la capogruppo si era impegnata a fornire alle controllate servizi di marketing, telefonia, EDP, consulenza legale, contabile e fiscale, a fronte di un rimborso delle spese sostenute secondo un cost-sharing dell’1,5 per cento dei ricavi delle singole controllate. La controllata italiana non aveva documentato analiticamente i servizi ricevuti al fine di provarne l’inerenza.

Agenzia delle Entrate, Circolare n. 21/E del 10 luglio 2014: chiarimenti in merito al recepimento della direttiva AIFM e alle conseguenti modifiche al regime fiscale degli OICR
Il D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 44, emanato in attuazione della legge di delegazione europea 6 agosto 2013, n. 96, per effetto del recepimento della direttiva 2011/61/UE dell’8 giugno 2011 (“direttiva AIFM”), ha introdotto una serie di modifiche civilistiche e fiscali alla disciplina degli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR). Negli articoli 9-14 del D.Lgs. 44/2014 sono contenute le disposizioni fiscali. Tra le principali novità, il D.Lgs. 44 introduce nella definizione di OICR italiani anche le SICAF, a cui risulta applicabile la disciplina fiscale dei fondi comuni di investimento immobiliare, qualora investano in beni immobili nelle misure indicate dalle disposizioni civilistiche. Il D.Lgs. 44 precisa meglio che, ai fini dell’individuazione della residenza fiscale dell’OICR, rileva unicamente lo Stato di istituzione dell’organismo e non il luogo di direzione effettiva dello stesso ovvero d stabilimento della SGR. L’ambito dell’art. 10-ter L. 77/83, relativo alla tassazione dei redditi di capitale, viene esteso a tutti gli OICR esteri (e non più solo agli OICVM) non immobiliari, anche se investono in beni diversi dagli strumenti finanziari. Ai proventi da OICR immobiliari esteri percepiti da soggetti residenti viene esteso il regime dei proventi da partecipazione ai fondi immobiliari residenti, e quindi viene meno la assimilazione ai proventi dei titoli atipici. Viene semplificata la determinazione della base imponibile dei redditi di capitale da OICR italiani ed esteri, che è adesso calcolata come differenza tra il valore “effettivo” di riscatto, liquidazione o cessione delle quote e azioni degli OICR, e il costo medio ponderato di sottoscrizione o acquisto. Viene meno il riferimento ai valori risultanti dal prospetto (NAV) del fondo. Infine, per effetto del D.L. n. 66/2014, convertito dalla L. n. 89/2014, l’aumento dal 20 al 26 per cento dell’aliquota di imposizione dei redditi di natura finanziaria è esteso anche ai redditi di capitale di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g), del TUIR e ai redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c-ter), del TUIR, derivanti dalla partecipazione ad OICR italiani e a fondi lussemburghesi storici, nonché ad OICR di diritto estero, realizzati dal 1° luglio 2014.Tuttavia, sulla base di uno specifico regime transitorio, è fatta salva l’applicazione dell’aliquota del 20 per cento sui redditi realizzati a partire da tale data e riferibili ad importi maturati fino al 30 giugno 2014 (si rinvia alla nostra TNL 7/2014 per approfondimenti).

Direttore Agenzia delle Entrate, Provvedimento n. 2014/92134 del 10 luglio 2014: trasferimento all’estero della residenza fiscale degli imprenditori commerciali, modalità e condizioni di esecizio dell’opzione
Il Provvedimento definisce le modalità di esercizio dell’opzione per la sospensione o rateizzazione dell’ “exit tax”, l’imposta da applicare in Italia in caso di trasferimento della residenza fiscale delle imprese commerciali, in un altro Stato membro UE o in uno Stato aderente all’Accordo sul SEE incluso nella “white list” (Norvegia e Islanda) con cui l’Italia abbia stipulato un accordo sulla reciproca assistenza in materia di riscossione dei crediti tributari comparabile a quella di cui alla Direttiva 2010/24/UE. Si tratta di disposizioni attuative del D.M. 2 luglio 2014, pubblicato in G.U. l’8 luglio 2014, attuativo dell’art. 166, comma 2-quater del TUIR. L'opzione si perfeziona presentando all'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate competente per territorio una apposita comunicazione, unitamente alla documentazione relativa all'operazione (inventario analitico dell'azienda trasferita, plusvalenza realizzata, ammontare per cui si richiede la sospensione o la rateizzazione ecc.); la comunicazione e la documentazione allegata devono essere presentate entro il termine per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative all'ultimo periodo d'imposta di residenza in Italia. Per i periodi d’imposta successivi a quello di esercizio dell’opzione per la sospensione, ai fini del monitoraggio della plusvalenza sospesa, l’impresa divenuta non residente ha l'obbligo di presentare annualmente le dichiarazioni dei redditi, limitatamente ai quadri inerenti l'indicazione della plusvalenza sospesa, l'imposta ancora dovuta e il patrimonio netto. L’Ufficio, con atto motivato, può subordinare l’efficacia dell’opzione per la sospensione o rateizzazione alla presentazione di idonea garanzia, solo nel caso in cui vi sia un grave e concreto pericolo per la riscossione. In caso di esercizio dell’opzione per la sospensione, la garanzia, se dovuta, va prestata per un periodo non inferiore a tre anni e va rinnovata, per ulteriori tre anni, nel caso in cui al termine del periodo di validità risultino ancora importi dovuti. Non è dovuta quando l’imprenditore, in ciascuno dei tre esercizi antecedenti al trasferimento della residenza, non ha conseguito perdite risultanti dai bilanci, ed ha un patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio almeno pari a 120 per cento dell’importo dell’imposta sospesa e/o rateizzata.

Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 73/E del 25 luglio 2014: indicazione in RW delle stock option estere
Le stock option su azioni estere, ossia i titoli o diritti offerti ai lavoratori dipendenti ed assimilati che danno la possibilità di acquistare, ad un determinato prezzo, azioni della società estera con la quale il contribuente intrattiene il rapporto di lavoro o delle società controllate o controllanti, non vanno indicati nel quadro RW finché non sia trascorso un determinato periodo (cd. vesting period) in cui l’assegnatario non può esercitare il proprio diritto. Infatti, fino a quel momento il diritto è
soggetto ad una sorta di condizione sospensiva. Trascorso il vesting period, le stock option vanno indicate nel quadro RW soltanto nei casi in cui, al termine del periodo d’imposta, il prezzo di esercizio delle opzioni sia inferiore al valore di mercato delle azioni sottostanti, perché soltanto in questo caso il beneficiario dispone di un “valore” all’estero. Le stock option devono essere indicate nel quadro RW con valore iniziale pari al prezzo di esercizio previsto dal piano e valore finale pari al valore corrente delle azioni sottostanti al termine del periodo di imposta. Le stock option devono, invece, essere in ogni caso indicate nel quadro RW e, quindi, anche nel corso del vesting period, qualora siano cedibili. In tal caso sono soggette anche all’applicazione dell’IVAFE pari, per il 2013, al 1,5 per mille, e dal 2014, al 2 per mille, del valore di mercato (cfr. circolare n. 38/E del 23 dicembre 2013).
Nel caso di stock option non cedibili con clausola “Exercise and sell”, qualora nello stesso periodo di imposta siano esercitate le stock option e vendute le azioni acquistate, non è necessario compilare il quadro RW per assolvere agli obblighi di monitoraggio fiscale relativamente al possesso delle stock option. Peraltro, trattandosi di diritti di opzione non cedibili, non è dovuta l’IVAFE. E’, invece, obbligatorio indicare nel quadro RW le azioni acquistate, ancorché rivendute contestualmente, ai fini dell’assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale e di applicazione dell’IVAFE.

Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 74/E del 29 luglio 2014: condizioni per la deducibilità ex art. 100 co. 2 a) TUIR delle erogazioni liberali a fondazione bancaria
Le erogazioni liberali previste dall'art.100, comma 2, lett. a), del TUIR sono deducibili se il beneficiario dell'erogazione, nel caso di specie, una Fondazione bancaria:
1) ha personalità giuridica;
2) persegue “esclusivamente” una o più finalità fra quelle di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria, culto e ricerca scientifica.
La deduzione è prevista per le imprese che effettuano erogazioni a soggetti con finalità di interesse pubblico che il legislatore ha valutato meritevoli di sostegno, mentre non può trovare applicazione qualora il soggetto beneficiario svolga un’attività lucrativa. In particolare, l’assenza del fine di lucro, che non coincide necessariamente con la “non commercialità” dell’ente, deve risultare da un’espressa previsione statutaria ed esplicitarsi nella concreta attività svolta, anche attraverso la destinazione del patrimonio e degli utili, di cui deve essere esclusa la ripartizione, alle stesse finalità sociali perseguite dall’ente. La circostanza che la Fondazione beneficiaria persegua, tra l’altro, le proprie finalità intervenendo a sostegno di progetti in settori riconducibili tra quelli previsti dall’art. 100, comma 2, lettera a), del TUIR, realizzati da soggetti terzi, non preclude l’applicabilità della norma in esame (cfr. Risoluzione n. 411/E del 30 ottobre 2008).