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20/05/2021

Convenzione contro le doppie imposizioni Italia - Svizzera

Ritenuta convenzionale ai partecipanti a un fondo fiscalmente trasparente


Con la risposta ad interpello n. 258 del 19 aprile 2020, l’Agenzia delle entrate ha fornito ulteriori chiarimenti sulla Convenzione Italia – Svizzera e sull’applicazione della ritenuta convenzionale ai partecipanti ad un fondo fiscalmente trasparente.

L’istanza di interpello viene presentata da un Fondazione di diritto privato, avente sede legale in Svizzera ed ivi fiscalmente residente ai sensi della Convenzione Italia – Svizzera, che, nello svolgimento della sua attività istituzionale, offre coperture previdenziali ai dipendenti di talune società ed investe in azioni di società residenti in Italia, per il tramite di un Fondo d’investimento di diritto elvetico privo di personalità giuridica (Fond Commun de Placement, in breve FCP).

Dal punto di vista tributario, quest’ultimo è fiscalmente trasparente, sicché i redditi dallo stesso conseguiti sono imputati direttamente agli investitori, proporzionalmente alla rispettiva quota di partecipazione e a prescindere dall'effettiva distribuzione. L'istante riferisce che tale trattamento fiscale è descritto nella circolare 20 novembre 2017, n. 24, del Dipartimento delle Finanze svizzero, in cui si chiarisce che i FCPsoggiacciono al principio di trasparenza in virtù del quale i redditi sono imputati direttamente agli investitori”; principio confermato anche nella successiva circolare 23 febbraio 2018, n. 25, del medesimo Dipartimento. Il dubbio interpretativo sollevato dall’istante attiene, dunque, al regime tributario applicabile ai dividendi erogati dalle società italiane in cui la Fondazione investe per mezzo del FCP.

Più precisamente, l'istante chiede se, nel caso di specie, sia applicabile la ritenuta del 15 per cento prevista dall'articolo 10 della Convenzione, in luogo della ritenuta del 26 per cento disposta dall'articolo 27, comma 3, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

L’Agenzia delle entrate concorda con la Fondazione nel ritenere che l’assenza di soggettività passiva del FCP, in Svizzera, impedisce di considerare tale forma di investimento come “persona residente” in quest’ultimo Paese ai fini convenzionali. Tuttavia, non è escluso che, al ricorrere di determinate condizioni, la Fondazione, come partecipante del FCP, possa beneficiare del trattamento previsto dalla Convenzione tra l'Italia e la Svizzera. Risultano, infatti, applicabili i chiarimenti resi nel Partnership Report, in forza del quale l’investitore di una partnership fiscalmente trasparente può godere dei benefici convenzionali, purché il reddito da quest’ultima prodotto sia distribuito ai suoi partecipanti in base alla normativa vigente nel loro Stato di residenza. Inoltre, l’Agenzia ricorda come detti principi sono stati dalla stessa recepiti in taluni documenti di prassi (Risoluzioni n. 17/E del 2006 e n. 167/E del 2008), ove sono state indicate le condizioni in presenza delle quali la trasparenza economica può ritenersi equiparata alla nozione di trasparenza fiscale. In particolare, in detti documenti è stato chiarito che i partecipanti a un fondo che investe in Italia possono godere del trattamento convenzionale previsto dal Trattato concluso con il Paese in cui gli stessi risiedono, a condizione che gli utili di gestione siano loro imputati ai fini dell'imposizione nel rispettivo Stato di residenza. Tale condizione si ritiene verificata sia nel caso in cui quest'ultimo Stato qualifichi il fondo come fiscalmente trasparente e assoggetti a imposizione gli utili in capo agli investitori, indipendentemente dall'effettiva percezione (c.d. "trasparenza fiscale"), sia nel caso in cui il fondo abbia natura di mero veicolo, attraverso cui i flussi di reddito transitano in favore dei sottoscrittori, a cui sono distribuiti con cadenza almeno annuale in base a vincoli statutari e in capo ai quali sono sottoposti a imposizione nello Stato di residenza (c.d. "trasparenza economica"). Ciò posto, l’Agenzia precisa che il trattamento convenzionale può essere applicato solo nel caso in cui la Fondazione integri tutti i presupposti di applicazione del Trattato,  e dunque possa essere considerata treaty entitled e beneficial owner. Ne consegue che il riconoscimento del vantaggio convenzionale è sempre subordinato al riscontro (i) della qualifica di residente ai fini del Trattato, nonché (ii) del fatto che il percettore sia anche beneficiario effettivo del reddito.

IT CH