Attualità

11/05/2017

INTRASFERIBILITÀ DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE


A seguito della riforma del diritto societario del 2004, sono legittime nell’ambito delle S.r.l. le clausole che sanciscono in maniera tassativa il divieto assoluto di circolazione della partecipazione del socio. Tale possibilità deve essere tuttavia valutata attentamente soprattutto per le conseguenze che possono crearsi in capo alla società. Infatti, l’articolo 2469, comma 2, dopo aver sancito la passibilità di introdurre nello statuto tali clausole, dispone che in tal caso “il socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell’articolo 2473”. Si badi bene che tale diritto spetta ad nutum, ossia può essere esercitato in qualsiasi momento e da qualsivoglia socio, non essendo necessaria la presenza di atti o delibere alle quali il socio non abbia aderito. Ciò costituisce indubbiamente un forte deterrente all’introduzione di clausole che sanciscono l’intrasferibilità assoluta, proprio perché questa sorta di “spada di Damocle” del diritto di recesso potrebbe da un momento all’altro provocare un pesante effetto sul patrimonio dell’impresa. È opportuno ricordare che la disciplina del recesso del socio è stata ampiamente rivista, soprattutto per quanto riguarda la valutazione della partecipazione del socio recedente, il quale ha diritto di vedersi liquidato il valore effettivo della stessa. È pur vero che una clausola che sancisce il divieto assoluto di trasferimento della partecipazione potrebbe trovare la sua ragione in quelle situazioni in cui l’attività sociale è fortemente condizionata dalla presenza di particolari requisiti professionali dei soci (società di consulenza, di ingegneria, etc.). Tuttavia, lo strumento del recesso potrebbe essere anche utilizzato in modo strumentale e distorto da parte del socio, il quale potrebbe esercitare il diritto in un particolare momento di ricchezza patrimoniale della società. A parziale compressione del diritto di ciascun socio di recedere, lo stesso articolo 2469, comma 2, cod. civ., ritiene efficace l’apposizione di una clausola di intrasferibilità assoluta per un periodo di tempo limitato. È infatti stabilito che lo statuto possa prevedere l’impossibilità per i soci di esercitare il diritto di recesso, ma limitatamente ad un periodo massimo di due anni, decorrenti dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione.

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