Attualità

29/05/2017

PATRIMONIO NETTO E FUSIONE INVERSA


La stratificazione del patrimonio netto della società risultante da una c.d. fusione inversa

Con la Risoluzione n. 62/E del 24 maggio 2017, l’Agenzia delle entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito all’applicabilità dell’art. 172, co. 5 e 6, Tuir ad una fusione inversa semplificata ex art. 2505 c.c.

L’operazione illustrata nell’interpello sottoposto all’Amministrazione finanziaria vedeva coinvolte la Società Alfa, parte del Gruppo Beta, la Società Beta controllante della Società Alfa e la Società Gamma, controllante della Società Beta. Più precisamente, Alfa incorporava la propria controllante Beta e, a seguito della fusione e dell’annullamento di tutte le azioni dell’incorporata, tutte le azioni di Alfa venivano assegnate a Gamma.

Sia Beta, sia Alfa, nella redazione del proprio bilancio, adottavano i principi contabili internazionali IAS/IFRS e, poiché la fusione era avvenuta nel contesto di un gruppo societario, essa ha costituito una mera riorganizzazione tra imprese riconducibili al medesimo gruppo economico, con la conseguenza che, mancando il coinvolgimento di economie terze, all’operazione non si è applicato lo standard IFRS 3. Diversamente, l’operazione è stata realizzata in accordo con l’orientamento di Assirevi (Orientamento Preliminare OPI 2) alla luce del quale la fusione avrebbe dovuto essere contabilizzata in continuità di valori e avrebbe dovuto condurre agli stessi risultati che si sarebbero ottenuti con una fusione diretta.

Il quesito sottoposto all’Agenzia delle entrate concerne, in particolare, la stratificazione fiscale delle riserve post fusione dell’incorporante. Ciò in quanto Alfa aveva una riserva da rivalutazione in sospensione d’imposta, mentre Beta possedeva solo riserve di utili e capitale. A parere dell’istante, nel caso di fusione inversa, la composizione fiscale del patrimonio netto dell’incorporante è integralmente sostituito dall’originario patrimonio netto dell’incorporata: pertanto, l’art. 172, co. 5 Tuir, che fa riferimento alle riserve in sospensione “iscritte nell'ultimo bilancio delle società fuse o incorporate” dovrebbe essere riferito alle riserve in sospensione iscritte nell’ultimo bilancio dell’incorporante. Quindi, poiché l’operazione in esame costituisce una fusione dalla quale emerge una differenza di fusione avente natura di disavanzo, salvo la presenza di riserve tassabili iscritte nell’incorporante, le altre riserve in sospensione “moderata” potrebbero scomparire senza alcun onere.

L’Agenzia delle entrate, tuttavia, non ha accolto l’interpretazione dell’istante, rilevando come l’equiparazione tra fusione inversa e diretta non possa estendersi sino a coinvolgere la qualificazione delle voci di patrimonio netto della società risultante dalla fusione e, di conseguenza, non possa far prevalere la stratificazione del patrimonio netto già presente presso l’incorporata-controllante, a dispetto del dato giuridico formale che vede la controllata nella posizione di incorporante. Pertanto, anche se un’operazione ha le caratteristiche della fusione inversa, troverà applicazione l’art. 172, co. 5 con riferimento alle riserve in sospensione d’imposta iscritte nell’ultimo bilancio dell’incorporata. Inoltre, alla riserva da differenza da fusione rilevata come incremento del patrimonio netto dell’incorporante che residua dopo l’annullamento delle azioni della stessa, dovrà applicarsi l’art. 172, co. 6: conseguentemente, a tale riserva deve essere attribuita, proporzionalmente, la natura tributaria del capitale sociale e delle riserve dell’incorporata.

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