Attualità

30/07/2019

L' Amministrazione finanziaria in materia di attività finanziarie detenute all’estero


Il provvedimento dell’Amministrazione finanziaria in materia di attività finanziarie detenute all’estero

Con il Provvedimento del 12 luglio 2019, l’Amministrazione finanziaria ha fornito importanti chiarimenti circa la possibilità di mettersi in regola per i contribuenti che non hanno assolto agli obblighi di monitoraggio fiscale o che non hanno dichiarato in tutto o in parte i redditi 2016.

Con tale atto, dunque, sono state fornite le modalità per consentire ai contribuenti ed alla Guardia di finanza di regolarizzare il flusso di informazioni circa le possibili anomalie derivanti dal confronto tra i dati ricevuti dalle autorità estere e le dichiarazioni per le attività finanziarie detenute all’estero per l’anno 2016.

Dopo il provvedimento del 21 dicembre 2017, invero, l’Amministrazione finanziaria predispone nuovi criteri e su nuovi dati, allo scopo di continuare a promuovere l’adempimento spontaneo e offrire al contribuente la possibilità di ravvedersi, pagando sanzioni ridotte.

Le lettere di compliance sono rivolte a quei contribuenti per i quali, dopo l’analisi dei dati ricevuti da parte delle amministrazioni fiscali estere nell’ambito dello scambio automatico di informazioni secondo il Common reporting standard (Crs), sono emerse possibili anomalie dichiarative.

L’iniziativa trova la sua origine nell’articolo 8, paragrafo 3-bis, della DAC2 - Direttiva del Consiglio 2011/16/UE (modificata dalla Direttiva 2014/107/UE) che prevede, a partire dal 1° gennaio 2016, l’obbligo di trasmissione, da parte degli Stati membri, delle informazioni relative ai residenti negli altri Paesi Ue, in relazione ai conti finanziari di cui siano titolari. Obbligo esteso, dal Common reporting standard (Crs) dell’Ocse, sempre a decorrere dal periodo d’imposta 2016, anche a livello extra-UE.

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