Attualità

26/09/2019

Credito da società non residente, IVAFE E quadro RW


Con istanza d’interpello il soggetto istante rappresentava di aver acquistato obbligazioni di una società estera tramite un istituto di credito. Tale società andava in default e veniva quindi approntato un piano di ristrutturazione del debito approvato dalla Corte di giustizia. A fronte delle obbligazioni sottoscritte in origine, all’istante veniva riconosciuto un credito derivante da un “prestito”, convertito in dollari, pari ad una data percentuale del valore nominale dei suddetti titoli, aumentato degli interessi non percepiti. Le condizioni del suddetto prestito prevedevano, a favore dell’istante, un obbligo di restituzione del capitale unitamente alla corresponsione di interessi. L’istante chiedeva, quindi all’Agenzia delle entrate chiarimenti in merito alla modalità di compilazione del quadro RW del modello di dichiarazione “REDDITI” Persone Fisiche 2019 e all’applicazione dell’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE).

            Con la risposta ad interpello n. 386 del 19 settembre 2019 l’Agenzia delle entrate ha richiamato la circolare n. 38/E del 2013 secondo la quale costituiscono oggetto di monitoraggio fiscale i contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti tra cui i finanziamenti. Nel caso di specie, l’istante, a seguito della ristrutturazione giudiziaria del debito, non poteva più essere qualificato come obbligazionista della società bensì come finanziatore. Da ciò deriva che il contribuente istante è obbligato a compilare il quadro RW del modello di dichiarazione annuale dei redditi delle persone fisiche posto che l’attività di finanziamento è produttiva  di redditi di fonte estera imponibili in Italia.

            Per ciò che concerne, invece, la liquidazione dell’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE), a mente della nuova formulazione del comma 18 dell’articolo 19 del decreto legge n. 201 del 2011, l’IVAFE si applica, in misura differenziata, sul valore dei “prodotti finanziari”, dei “conti correnti” e dei “libretti di risparmio” detenuti all’estero dalle persone fisiche residenti in Italia e non più, genericamente, sul valore delle “attività finanziarie”. Ciò posto il prestito, nella fattispecie in esame, non può essere qualificato come prodotto finanziario, per “prodotti finanziari”, invero,  si intendono quelli elencati all’articolo 1 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), in particolare rientrano nell’ambito dei prodotti finanziari “gli strumenti finanziari e ogni altra forma di investimento di natura finanziaria, la definizione di “strumenti finanziari”,invece, è contenuta nel comma 2 dell’art. 1 del TUF che, a sua volta, rinvia alla sezione C dell’Allegato I, ove include, tra gli altri, i “valori mobiliari”, cioè quelle categorie di valori che possono essere negoziati nel mercato dei capitali. Alla luce di ciò solo nell’ipotesi in cui il “prestito” soddisfi il requisito della negoziabilità nel mercato dei capitali, si applicherebbe l’IVAFE con l’aliquota del due per mille, in caso contrario, il contribuente dovrà adempiere esclusivamente agli obblighi relativi al monitoraggio fiscale provvedendo a barrare l’apposita casella nel quadro RW.

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