Attualità

19/11/2019

Deducibilità dei costi per contratti "interest rate swap”


Con la sentenza n. 29179, depositata il 12 novembre, la Corte di Cassazione ha chiarito che, in tema di deducibilità dei costi ai fini fiscali, vanno esclusi dai componenti negativi del reddito d’impresa gli accantonamenti per la copertura del rischio inerente il contratto denominato “interest rate swap”, quando la società non operi nel settore creditizio o finanziario, perché manca il requisito dell’inerenza dei costi all’attività d’impresa, richiesto dall’art. 109 del D.P.R. n. 917 del 1986.

            Nel caso di specie, una società produttrice di beni, segnatamente di metalli e tubi, non operante, certamente, nel settore dei servizi creditizi o finanziari, portava in deduzione i costi sostenuti per la risoluzione di un contratto relativo a prodotti finanziari derivati di “interest rate swap”. L’agenzia delle entrate disconoscendo tali costi aveva, pertanto, emesso un avviso di accertamento. La società presentava, tempestivamente, ricorso avverso l’atto impositivo, sostenendo l’inerenza dei costi all’attività esercitata. Tale tesi veniva accettata dai giudici di merito che accoglievano, pertanto, il ricorso del contribuente.

             I giudici di legittimità, al contrario, in merito alla deducibilità dei costi per contratti su intessi, hanno sostenuto che il contribuente avrebbe dovuto spiegare quale correlazione fosse concretamente ravvisabile tra la perdita derivante dalla stipulazione di un contratto di “interest rate swap” ed i ricavi o componenti positivi derivanti dall’attività d’impresa svolta da una società il cui oggetto sociale è costituito dalla produzione di metalli, posto che l’inerenza non può sussistere ogni qualvolta i costi siano riferibili a qualsiasi operazione idonea a produrre reddito, poiché la riferibilità si relaziona non ai ricavi in sé, ma all’oggetto dell’impresa.

INTEREST RATE SWAP